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L’amore oltre il filo spinato: la lettera di Emanuel a Eliza, scappato da Buchenwald

“Cara Eliza,

Sono Emanuel, sono riuscito a scappare da Buchenwald, sono nascosto nella cantina di un uomo, non so il suo nome, so solo che ha una barba folta e che ha un gran cuore. Che freddo! Ho le mani gelate, faccio fatica a scrivere. 

Mi manchi tantissimo! Non poter godere della tua compagnia mi strazia l’anima. 

Mia amata, nel campo io e gli altri abbiamo sofferto la fame, Edgardo è morto di stenti, mio fratello David è morto per mano di un soldato che, senza scrupoli, ha scaricato su di esso due colpi di fucile. I suoi occhi pieni di lacrime mi accompagneranno per sempre; prima di ricevere il piombo si è girato verso di me e ha sussurrato “ti voglio bene”, ho letto le sue labbra.

Eliza, fanciulla dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, spero tu sia viva, in salute e serena. Ogni notte ti sogno e durante il giorno, si fanno vivi nella mia mente gli attimi di spensieratezza vissuti insieme. 

Ho le mani che tremano, mi fanno male, il naso mi cola. Non so più cosa scrivere però non voglio fermarmi perché scriverti mi dà forza. Forse questa lettera non avrà mai fine, diventerà un libro che spero tu possa leggere un giorno. 

Ti manco? Come sta tua sorella Anna? Ti pongo tutte queste domande affinchè tu possa continuare nella lettura e magari i tuoi capelli biondi, nel frattempo, diverranno candidi come la neve. Non sarò lì con te fisicamente ma, almeno, il mio pensiero farà le mie veci. 

Vorrei stringerti tra le mie braccia e stonarti con mille e più nozioni di filosofia. Dio che freddo! È come se stessimo parlando, non trovi? Dal vivo, per colpa del mio essere logorroico, avrei, non mi viene il termine, ah ecco! Divagato, il discorso non sarebbe stato lineare. 

Come mi manca il brodo caldo ed il fuoco del camino. Mi manca persino il capo della banca per cui lavoravo. 

Vorrei averti qui vicino a me per stringerti forte.

Vorrei scriverti all’infinito. 

                                                                                                               Tuo, Emanuel”

Alessandro Massimilla