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Cosenza, protesta pro Palestina davanti la sede Rai

COSENZA – Dalla tarda mattinata di oggi prosegue la protesta davanti il palazzo della RAI nella città bruzia in favore della Palestina. Bandiere, costumi e slogan gridati a gran voce da un gruppo (per la maggior parte formato da giovani) che vuole far sentire la propria voce a supporto del popolo palestinese in merito a ciò che sta accadendo da anni in una striscia di terra (Gaza) martoriata dalla guerra e che non sembra riuscire a trovare pace. Quella pace chiesta e gridata a gran voce da questa mattina davanti la sede RAI di Cosenza.

L’effetto Sanremo

Ad alzare l’attenzione è stato indubbiamente quello che è accaduto a “Domenica in” nella giornata di ieri con il comunicato (dell’Amministratore Delegato Rai Roberto Sergi) letto in diretta nazionale da Mara Venier che ha aperto un dibattito acceso sulla questione israelo-palestinese. Sotto “esame” del Comunicato RAI, le parole spese da Ghali in risposta al tweet dell’Ambasciatore israeliano Alon Bar («Il fatto che l’ambasciatore parli così non va bene, continua la politica del terrore, la gente ha paura di dire stop alla guerra, stop al genocidio. Stiamo vivendo un momento in cui le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono viva la pace») e Dargen D’Amico (per i temi trattati nel testo della sua canzone) durante il programma andato in onda nel pomeriggio di ieri. Passano i minuti e dopo aver provato a dirottare il discorso («Va bene, però qui è una festa, ci vorrebbe troppo tempo per affrontare determinate tematiche. Qui stiamo parlando di musica e quindi chiedo scusa a tutti quanti»), alla Venier tocca leggere il comunicato dell’ad Rai Sergio concludendo il tutto affermando che «Queste sono parole che condividiamo tutti». Vano il tentativo di placare la polemica – che travolge Sergio e la Venier – dell’ad Rai «orrore per la guerra nella Striscia di Gaza e per le oltre ventimila vittime civili palestinesi. Mai la Rai ha immaginato di censurare qualcuno sul palco di Sanremo»

Comunicato CGIL Cosenza

La frettolosa lettura del comunicato dei vertici Rai, avvenuta ieri nella trasmissione Domenica In, segna uno dei momenti più bassi della storia del Servizio Pubblico e della libertà di espressione del pensiero. La gravità, già insita nel fatto di essere un autentico atto di censura di un artista, che con chiarezza ha chiesto in modo impeccabile la fine del genocidio a Gaza, è ancor più grave proprio perché si consuma sulle macerie di una delle vicende internazionali più sanguinarie, che sta causando la morte di migliaia e migliaia di civili palestinesi con l’atroce massacro di bambini innocenti. Gli attacchi subiti dal popolo israeliano da parte di Hamas il 7 ottobre sono terribili e condannabili, ma non possono in alcun modo giustificare lo sterminio di vite umane che il governo di Netanyahu sta mettendo in atto da circa quattro mesi, senza che nello scenario internazionale si stia concretamente lavorando per un cessate il fuoco, soprattutto da parte dall’Europa, colpevolmente silente e priva di qualsiasi ruolo di costruzione della pace.

Chiediamo le dimissioni dei vertici Rai per aver diffuso un comunicato da cui si evince una servile e colpevole complicità italiana alla sanguinaria azione del governo israeliano. Auspichiamo che tutti i lavoratori del Servizio Pubblico, le sigle, le associazioni di categoria e soprattutto la politica, in modo civile e democratico, ma quanto mai fermo e determinato esprimano il più netto dissenso contro la censura della richiesta di umanità. Chiediamo che si ponga fine al genocidio a Gaza e che si lavori per una soluzione pacifica della vicenda Israelo-palestinese.

L’attacco di Hamas ha prodotto 1200 vittime e la detenzione di 200 ostaggi, lo sterminio a Gaza ha determinato 240.000 morti innocenti. Ospedali e scuole distrutte, città radiate al suolo e crimini di guerra contro cui non è’ possibile tacere. Serve una seria svolta pacifista in uno scenario internazionale in cui si sta consumando quella guerra  mondiale a pezzi che va arginata al più presto e che al contrario sembra alimentata dal continuo ricorso alla strada del riamo, dall’astensione del governo italiano sul cessate il fuoco votato in seno alle Nazioni Unite – orientamento che trapela in modo inequivocabile dal comunicato in questione – e dal rischio concreto del dilagare anche in Europa della destra più estrema e guerrafondaia, con cui è davvero alta la probabilità che la guerra a pezzi componga definitivamente il suo sanguinario mosaico”.

Così in una nota della Cgil Cosenza