“In ambito giudiziario, gli insetti sono utilizzati come prove sia in controversie civili che penali. L’entomologia forense applica le conoscenze sull’ecologia, la biologia e il comportamento di mosche e coleotteri legati a corpi umani in decomposizione o a infestazioni e parassitosi causate da alcune specie di insetti e che interessano l’uomo e gli animali per accertare responsabilità e/o negligenza e abbandono”, racconta Teresa Bonacci, professore associato in zoologia all’Unical.
“La disciplina trova applicazione nei casi di morti avvenute in circostanze sospette o ritrovamenti di corpi in avanzato stato di decomposizione. Immediatamente dopo la morte, le mosche iniziano a colonizzare il corpo nutrendosi dei tessuti in decadimento, liquidi putrefattivi oppure di altre specie colonizzatrici. La relazione tra corpi in decomposizione e particolari gruppi di insetti offre all’entomologo elementi utili alla ricostruzione della scena criminis. La stima dell’epoca della morte (quesito giudiziario espresso negli incarichi peritali), tramite il metodo entomologico, si basa spesso sull’età larvale delle mosche necrofaghe sopraggiunte per prime sui resti esposti. In altre circostanze, soprattutto nei casi di ritrovamenti tardivi dei cadaveri, l’entomologo utilizza tutte le specie repertate sulla scena criminis”, è il suo racconto intorno al lavoro prezioso e non comune all’università della Calabria.
“L’entomologia forense viene applicata anche nella valutazione di casi di negligenza ed abbandono in anziani, bambini, soggetti incapaci di intendere e animali, trascurati dal punto di vista igienico-sanitario. Le larve delle mosche possono essere utilizzate anche per la ricerca di sostanze (droghe e veleni) ingerite ante mortem dai soggetti ritrovati cadavere e/o per la ricerca e isolamento del DNA umano. Gli insetti possono dare indicazioni circa il luogo ove è avvenuto il decesso soprattutto nei casi di spostamenti di resti cadaverici”, la chiosa.
Una bella storia, tra studi e passioni.



