Questi ultimi sono dovuti a una spontanea regolarizzazione di rapporti di lavoro per consentire ai lavoratori domestici di recarsi al lavoro durante il periodo di lockdown e all’entrata in vigore del decreto Rilancio che, da giugno 2020, ha regolamentato l’emersione agevolata di rapporti di lavoro irregolari che ha riguardato soprattutto lavoratori stranieri e in particolare extracomunitari.
A livello territoriale, il Nord-Ovest è l’area geografica che, con il 30,7%, presenta il maggior numero di lavoratori, seguita dal Centro con il 27,6%, dal Nord-Est con il 19,9%, dal Sud con il 12,2% e dalle Isole con l’9,6%. La composizione per nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che risultano essere il 68,9% del totale, contro quella dei lavoratori italiani che rappresentano il restante 31,1%.
Questi i dati emersi dal report 2024 curato dall’Osservatorio INPS sul lavoro domestico, presentato oggi, giovedì 20 giugno, durante il convegno “Evoluzione del lavoro domestico in Italia: analisi e prospettive a 50 anni dal primo contratto collettivo nazionale. Presentazione del report 2024 curato dall’Osservatorio INPS sul lavoro domestico”.
Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione: “Necessario sviluppare programmi specifici per far emergere il lavoro nero”
«Il percorso intrapreso da Nuova Collaborazione, dalla nascita nel 1969 a oggi – ha dichiarato Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione (associazione nazionale datori di lavoro domestico) – ci ha visti protagonisti di sfide importanti che hanno portato alla firma, 50 anni fa, del primo contratto collettivo nazionale nel maggio del 1974. Un traguardo fondamentale, per il quale ci siamo impegnati a lungo con l’obiettivo di regolarizzare un settore ancora poco conosciuto, offrire garanzie ai datori di lavoro e diritti e dignità ai lavoratori.
Negli anni, il nostro ruolo è cambiato, insieme a quello dell’intero settore. Il lavoratore domestico è diventato centrale nell’organizzazione del lavoro di cura, della casa e della famiglia, lasciata da sola nella gestione dei propri cari non autosufficienti, senza politiche di welfare strutturate e durature in suo supporto.
Ecco perché, in qualità di associazione datoriale, abbiamo la responsabilità di impegnarci sempre di più nei confronti delle istituzioni, affinché il lavoro di cura assuma un ruolo centrale nelle politiche pubbliche e non sia relegato unicamente alle famiglie. È necessario sviluppare programmi specifici e garantire aiuti fiscali duraturi che, da un lato, facciano emergere il lavoro non dichiarato e, dall’altro, permettano alle famiglie di non essere l’unico soggetto responsabile della gestione della casa, dell’assistenza ai figli, dei genitori anziani e delle persone non autosufficienti».



