Di Pierfrancesco Greco
Parlare del Caso Moro non è mai esercizio agevole: la complessità della vicenda si presta a molteplici letture e interpretazioni, sovente contrastanti tra loro … Certamente, non è mia intenzione parlarne qua … Non posso fare, però, a meno d’evidenziare, con le poche parole affidate a tale riflessione, la grande capacità più volte palesata da Claudio Signorile, esponente di primo piano del Partito Socialista Italiano – nel cui ambito fu punto di riferimento apicale della Sinistra lombardiana, nonché vicesegretario nazionale -, deputato di lungo corso e ministro, d’argomentare con estrema efficacia in merito a uno degli snodi più importanti, nella sua tragicità e nella rilevanza storico-politica che lo ha connotato, della storia repubblicana italiana, quale fu, appunto, il rapimento e il successivo assassinio, da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro.
Del resto, non potrebbe essere diversamente: nelle settimane in cui il leader democristiano era rinchiuso nella “prigione del popolo”, Signorile fu uno dei principali protagonisti dell’iniziativa umanitaria portata avanti dal PSI di Craxi, finalizzata a ottenere la liberazione di Moro, senza aspettare che “ci buttassero il cadavere tra i piedi”, come ebbe modo di affermare allora l’esponente socialista pugliese, il quale, insomma, visse sul campo, in primissima persona, la drammaticità di quei giorni.
Un vissuto che traspare ogni qualvolta Signorile si trova a parlare di questa vicenda; a parlare e a scrivere: sì, perché all’affaire Moro, alle interlocuzioni con PCI e DC, ai canali aperti con alcuni leader dell’Autonomia, quali Franco Piperno e Lanfranco Pace, il politico e docente socialista ha dedicato un libro, “Tra politica e storia – Il Caso Moro”, scritto a quattro mani con la storica Simona Colarizi, le cui pagine sono un potente e intenso concentrato narrativo, che, con rigore e acume, non disgiunto da chiarezza di scrittura e non comune passione politica, offre al lettore un quadro sinottico capace di fare ordine nell’intricato intreccio di quello che, al tempo dei blocchi contrapposti, fu un Caso di respiro internazionale.
Un libro da leggere, in altre parole, che, nel tardo pomeriggio di ieri, è stato presentato nelle Sale Gemelle del Palazzo Sersale di Cerisano, quale evento inaugurale della XXX Edizione del Festival delle Serre. Una presentazione a cui ha partecipato l’Autore, il quale, nel rispondere alle domande poste dal massmediologo Klaus Davi, dal sindaco di Cerisano, Lucio Di Gioia, dall’ex sindaco di Cerisano, Franco Caputo, oltre che ai quesiti formulati da alcuni dei presenti, tra cui l’ex sindaco di Rende e storico esponente del socialismo calabrese, Sandro Principe, non ha deluso le attese, riuscendo a carpire l’attenzione del pubblico con un’articolata dissertazione, degna di un’aula universitaria, che, in poco più di un’ora, ha elargito originali spunti di riflessione sui fatti raccontati e analizzati nel libro, con l’intelligente accenno alle analogie intercorrenti tra il sequestro e l’uccisione di Moro e quello che è da considerarsi l’attentato, fortunatamente fallito, subito da Berlinguer, nell’ottobre del 1973, a Sofia, in Bulgaria: due fatti riconducibili, secondo Signorile e, a suo tempo, anche dal Segretario comunista, alla logica di mantenere lo status quo delle sfere d’influenza – risalente alla fine della seconda guerra mondiale -, messo in dubbio, nel nostro Paese, dalla formulazione del Compromesso Storico e, successivamente, dalla Solidarietà Nazionale.
Certo, per cogliere appieno gli aspetti più significativi di alcuni accadimenti, come quello di cui s’è parlato ieri pomeriggio nel maniero che un tempo era il Palazzo ducale cerisanese, occorre un sostrato almeno discreto di conoscenza storico-politica sul tema in questione, eppure sono sicuro che le parole di Signorile siano riuscite a veicolare, anche nel più distratto e meno ferrato ascoltatore, quanto meno la curiosità della conoscenza, quella che apre nuove prospettive sull’esistenza, quella che permette di migliorare, quella che si nutre della bellezza del confronto e dello scambio, ideale e valoriale. Sì, la curiosità è la risultanza di un processo dialettico … Quella dialettica che tutto fa camminare, che spinge a imparare, a fare e, riguardo al futuro, a pensare e parlare …



