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“U Pirrocciulu”: la trottola calabrese che sfida il tempo

Se c’è un gioco che ha attraversato i secoli mantenendo intatto il suo fascino, è sicuramente “U pirrocciulu”, la trottola calabrese.

Questo antico strumento di divertimento, che affonda le sue radici nell’antica Grecia e Roma, continua a incantare grandi e piccini con la sua semplicità e la sua magia.

Un viaggio nel tempo

“U pirrocciulu” non è solo un gioco, ma un vero e proprio pezzo di storia. Realizzato in legno di bosso, ulivo o quercia, con una punta in metallo, questo piccolo congegno conico ha visto la luce per la prima volta migliaia di anni fa.

Scavi archeologici hanno rivelato la presenza di trottole simili in Mesopotamia, Troia e Pompei. Plinio, Aristotele e Platone ne parlavano nei loro scritti, sottolineando come questo gioco fosse non solo un passatempo, ma anche un mezzo educativo e competitivo.

Come si gioca

Il gioco è semplice ma richiede abilità. La trottola viene avvolta con uno spago e lanciata con forza per farla girare il più a lungo possibile. Esistono due tipi principali di lancio: a tiralazzu, per una rotazione prolungata, e a mazzacan, per colpire la trottola dell’avversario e vincere la partita.

La sfida consiste nel far girare “U pirrocciulu” più a lungo degli altri o nel colpire con precisione la trottola avversaria.

Un gioco per tutte le età

Nonostante l’avvento dei giochi digitali, “U pirrocciulu” continua a essere venduto nelle bancarelle delle feste paesane, simbolo di una tradizione che non vuole scomparire. È un gioco che ha saputo adattarsi ai tempi, mantenendo intatto il suo spirito competitivo e la sua capacità di unire le generazioni.

“U pirrocciulu” non è solo un gioco, ma un pezzo di cultura calabrese che merita di essere riscoperto e valorizzato. La prossima volta che vi troverete in Calabria, non perdete l’occasione di provare a far girare questa magica trottola e di immergervi in una tradizione millenaria.