Debora Granata, responsabile del centro di ascolto della comunità “Exodus” di Cosenza, lancia un allarme preoccupante attraverso le pagine della Gazzetta del Sud: l’età media di chi fa uso di sostanze stupefacenti si è abbassata drasticamente.
«Prima della pandemia di Covid, ci trovavamo di fronte a ragazzi dai 16 anni in su. Oggi, invece, vediamo sempre più spesso preadolescenti, perfino dodicenni, che fanno uso di droghe, dall’erba alle anfetamine, fino all’eroina», dichiara Granata. In particolare, nei quartieri più disagiati il passaggio all’eroina sembra diventato quasi una prassi tra i giovani consumatori.
La situazione appare allarmante, e la coordinatrice di “Exodus” non esita a indicare strategie di intervento incisive. Secondo Granata, i giovani «devono avere paura», devono comprendere a cosa vanno incontro. È necessario fare rumore, sensibilizzare i genitori, far capire loro che i propri figli non sono “mostri” ingestibili, ma vittime delle sostanze che li stanno distruggendo.
Il problema delle dipendenze coinvolge centinaia di giovani, ma anche migliaia di adulti. Granata spiega come l’abuso di sostanze continui a essere una piaga sociale di enorme portata. Droghe e alcol, spesso usati come via di fuga da disagi emotivi o esclusione sociale, hanno conseguenze devastanti: disturbi psichiatrici come depressione, ansia e psicosi, danni neurologici permanenti, malattie cardiovascolari ed epatiche. L’uso continuato compromette non solo la salute fisica, ma anche le relazioni sociali, familiari e scolastiche dei giovani.
Granata sottolinea come l’abuso di sostanze sia spesso solo una parte di un disagio più profondo, che si radica nelle esperienze di vita dei ragazzi, accelerando isolamento sociale e perdita di autostima. L’urgenza di un intervento strutturato è evidente: i giovani non possono essere lasciati soli davanti a una spirale che rischia di spezzare le loro vite.



