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L’addio a “zio” Michele Giudicissi: Un custode della memoria dell’Arbëria*

Con la scomparsa di Michele Giudicissi, 90 anni, conosciuto affettuosamente come “zio Michele” o Lal Mikeghi, l’Arbëria perde un prezioso custode dei saperi e delle conoscenze popolari che hanno attraversato generazioni.

A 90 anni, Lal Mikeghi rappresentava molto più di una semplice figura anziana: era il testimone vivente di una cultura che, seppur relegata ai margini della modernità, conservava ancora il fascino e la ricchezza di un tempo che sembra ormai lontano.

Michele era un vero e proprio archivio vivente della vita rurale e delle tradizioni arbëreshë. Le sue conoscenze spaziavano dalle storie e leggende locali ai segreti delle piante, degli alberi e dei fiori che coloravano i paesaggi dell’Arbëria. Ma non si limitava a conoscerne le proprietà: sapeva anche i loro nomi in lingua arbëreshe, contribuendo a preservare un lessico raro.

Era un uomo in sintonia con il ciclo delle stagioni e con il ritmo della natura, capace di trasmettere con semplicità e passione quel mondo magico e rituale che ha costituito l’essenza della cultura arbëreshë.

Tra i suoi saperi, Michele ricordava anche il mito di Costantino, un racconto epico che rappresenta uno dei pilastri della cultura arbëreshe. Questa leggenda, che narra le gesta di Costantino, che per mantenere la parola data, la besa, ritorna dalla guerra, tra mille peripezie, a sposare la sua amata, era per lui un simbolo dell’identità e della resilienza del suo popolo, un legame indissolubile con le origini albanesi.

Accanto alla sua amata Carmela, conosciuta come “di Fratia“, con cui ha condiviso oltre 60 anni di matrimonio, Michele era un pilastro della comunità. La loro unione era un simbolo di continuità e radicamento, un legame che incarnava i valori della tradizione e della famiglia.