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Mimmo Lucano decaduto dalla carica di sindaco di Riace

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha confermato la decisione del Tribunale di Locri, dichiarando la decadenza di Mimmo Lucano dalla carica di primo cittadino di Riace. Il provvedimento amministrativo segna un punto di svolta nella gestione del comune calabrese, legando strettamente il destino dell’amministrazione locale alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’europarlamentare negli ultimi anni.

Gli effetti della legge Severino e la condanna definitiva

Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione della legge Severino, che disciplina le cause di incandidabilità e decadenza per gli amministratori locali. La Prefettura ha individuato nella condanna a 18 mesi con pena sospesa, inflitta a Lucano nell’ambito del processo denominato Xenia e divenuta definitiva nel febbraio 2025, il presupposto per l’incompatibilità con la carica elettiva ottenuta nel giugno 2024. Sebbene Lucano sia rimasto in funzione durante il primo grado di giudizio amministrativo, la pronuncia della Corte d’Appello ratifica ora l’allontanamento dalla guida del municipio.

La strategia dei legali e il ricorso in Cassazione

La battaglia legale non si ferma alla sentenza di secondo grado. Gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta, difensori del sindaco, hanno già manifestato l’intenzione di ricorrere alla Corte di Cassazione. La difesa punta a contestare le modalità di applicazione della normativa vigente, sottolineando come nel procedimento penale principale non fosse stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici. Secondo i legali, inoltre, il reato contestato non configurerebbe un abuso di potere tale da giustificare la decadenza automatica. Oltre al ricorso, è al vaglio la possibilità di richiedere una sospensiva del provvedimento per consentire a Lucano di proseguire il mandato in attesa dell’ultimo grado di giudizio.