Un nuovo decreto del commissario ad acta della Calabria sta scatenando un’ondata di proteste tra i medici della regione.
Il provvedimento, che fissa tempi massimi per l’esecuzione di visite specialistiche ed esami diagnostici, è stato definito “inaccettabile” dalla Cisl Medici Calabria.
Secondo il decreto, una visita cardiologica, ginecologica o oculistica non dovrebbe durare più di venti minuti, mentre una risonanza magnetica del cervello, anche con mezzo di contrasto, è limitata a trenta minuti. Tempi stringenti vengono imposti anche per ecografie, elettrocardiogrammi e altri esami, con il rischio concreto di compromettere la qualità delle prestazioni e la sicurezza dei pazienti.
“Cronometrare le visite mediche è come cronometrare la vita di una persona”, denuncia Nino Accorinti, segretario della Cisl Medici Calabria. “Il rapporto medico-paziente non può essere ridotto a un conteggio dei minuti. Ogni paziente ha le sue peculiarità e complessità che richiedono un approccio personalizzato e non standardizzato”.
La Cisl Medici sottolinea come questa nuova regolamentazione violi gli accordi contrattuali e metta a rischio la salute dei cittadini. “La fretta non è amica della medicina”, afferma Accorinti. “Un medico ha bisogno di tempo per ascoltare il paziente, per fare una diagnosi accurata e per spiegare al paziente la sua condizione e le terapie da seguire”.
Il sindacato ha già annunciato di voler intraprendere tutte le azioni legali necessarie per annullare il decreto e tutelare i diritti dei medici e dei pazienti.



