Il referendum sulla fusione dei comuni di Cosenza, Rende e Castrolibero si è concluso con una netta vittoria del No, che ha raccolto il 58,23% dei voti contro il 41,02% del Sì.
Un risultato che sembra mettere una pietra tombale sul progetto della “Città unica”, eppure i dati emersi dalle urne offrono spunti di riflessione più che significativi.
Affluenza ai minimi storici
La prima evidenza è rappresentata dalla bassissima affluenza, soprattutto a Cosenza, dove ha votato meno di un elettore su cinque. Questo dato, unito al netto successo del No a Rende e Castrolibero, indica chiaramente che i cittadini di questi comuni non si sentono rappresentati da un progetto che li vede, in qualche modo, costretti a un’unione forzata.
Le sfide per il futuro
Nonostante il risultato referendario, la Regione Calabria sembra intenzionata a proseguire sulla strada della fusione. Tuttavia, i dati emersi dalla consultazione impongono una seria rivalutazione del progetto. È necessario, infatti, ripensare le modalità di attuazione, coinvolgendo in maniera più attiva i cittadini e i rappresentanti di tutti i comuni interessati.
Cosa cambia dopo il referendum?
Il No ha prevalso, ma la partita è tutt’altro che conclusa. I promotori della fusione dovranno ora confrontarsi con una realtà diversa, fatta di diffidenze e resistenze da parte della popolazione.



