Un’altra tragedia si aggiunge al triste elenco delle morti sul lavoro nel nostro Paese. Francesco Stella, un operaio di 38 anni, ha perso la vita in un incidente avvenuto mentre lavorava in un’azienda di profilati. Un evento che lascia sgomenti e riapre le ferite di una piaga sociale che sembra non volersi rimarginare.
Secondo l’Unione Sindacale di Base (USB), che ha seguito da vicino la vicenda, l’incidente di Lamezia Terme evidenzia ancora una volta come le norme sulla sicurezza sul lavoro vengano spesso disattese. “Nonostante le dinamiche precise dell’incidente siano ancora da chiarire – afferma un rappresentante USB – appare evidente come l’assenza di un adeguato sistema di protezione anticaduta, come un cordino o un’imbracatura, abbia giocato un ruolo determinante”.
La prevenzione, un’arma ancora inutilizzata
“Le imbracature sono dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori quando si lavora in quota – continua il sindacato – e sono fondamentali per prevenire incidenti come quello accaduto a Stella. Purtroppo, troppo spesso assistiamo a una retorica sulla sicurezza che si scontra con la realtà dei fatti. Le normative esistono, ma vengono troppo spesso ignorate o eluse”.
La USB sottolinea l’importanza dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), figure fondamentali per garantire il rispetto delle norme in azienda. “Gli RLS – spiega il sindacato – dovrebbero essere considerati un alleato, non un ostacolo. Purtroppo, troppo spesso vengono visti come un fastidio dai datori di lavoro”.
La proposta di legge USB
Per porre fine a questa strage, l’USB ha presentato una proposta di legge che introduce il reato di omicidio sul lavoro e lesioni gravi e gravissime, oltre a rafforzare il ruolo e le tutele degli RLS. “È necessario – conclude il sindacato – che chi mette a rischio la vita dei lavoratori paghi in prima persona le proprie responsabilità. Solo così potremo sperare di invertire questa drammatica tendenza”.



