Un duro colpo alla ‘ndrangheta è stato sferrato dalla Guardia di Finanza, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata. In una vasta operazione, sono state eseguite venti misure di prevenzione patrimoniale nei confronti di altrettante imprese sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata.
Aziende sotto controllo giudiziario
Le aziende coinvolte, operanti in settori diversi come la ristorazione, il turismo, le costruzioni e la gestione dei rifiuti, sono state poste sotto amministrazione giudiziaria o controllo giudiziario. Queste misure, meno drastiche del sequestro o della confisca, mirano a “bonificare” le imprese, allontanando l’influenza mafiosa e consentendo loro di tornare a operare in modo legale.
Legami familiari e estorsioni
Le indagini hanno rivelato come alcune imprese fossero collegate alla ‘ndrangheta attraverso legami di parentela tra i proprietari e noti esponenti mafiosi. In altri casi, le aziende erano state costrette a subire estorsioni e a fornire beni e servizi a ditte riconducibili alla criminalità organizzata.
Sequestri per milioni di euro In parallelo, sono stati eseguiti sequestri e confische per un valore complessivo di circa 4,5 milioni di euro. Sono finiti sotto sequestro immobili, auto, aziende e conti correnti riconducibili a 15 persone ritenute pericolose per la loro vicinanza alla ‘ndrangheta.
Un doppio fronte
L’operazione della Guardia di Finanza dimostra come la lotta alla mafia si giochi su un doppio fronte: da un lato l’aggressione ai patrimoni illeciti accumulati dalla criminalità organizzata, dall’altro il recupero delle imprese “contaminate” per restituirle alla legalità.
Un messaggio chiaro
“Questo intervento – ha dichiarato il comandante provinciale della Guardia di Finanza – è un segnale chiaro: non tollereremo alcuna infiltrazione mafiosa nel tessuto economico della nostra provincia. Continueremo a lavorare senza sosta per smantellare i patrimoni della ‘ndrangheta e per restituire ai cittadini un futuro migliore”.



