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Centrale del Mercure: «Il depotenziamento mette a rischio 1. 500 posti di lavoro»

«Un modello di sviluppo economico e tutela ambientale che non ha eguali nel Paese, capace di assicurare sviluppo ecocompatibile attraverso le biomasse e non entrare in conflitto con lo sviluppo turistico che in questi dieci anni di attività del Mercure ha visto rafforzare i numeri di presenze e occupazione anche nel settore dell’accoglienza e degli sport all’aria aperta». Questa è la centrale del Mercure: «tutto ma non un mostro di inquinamento come qualcuno vorrebbe rappresentarla».

A dirlo sono i numeri contenuti nel dossier – certificati dall’osservatorio ambientale e dall’Arpacal – presentato oggi a Cosenza presso la Sala degli Stemmi della Provincia di Cosenza dal comitato territoriale guidato dal sindaco di Laino Borgo, Mariangelina Russo, e partecipato da tutta la filiera istituzionale della Valle del Mercure, dal Parco nazionale del Pollino e dal Gal Pollino, e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, i dirigenti di Confesercenti, Confapi, Confartigianato, Coldiretti ed i titolari dei consorzi delle imprese boschive che conferiscono presso la centrale del Mercure.

«Non siamo qui per riaprire un dibattito tra posizioni ambientaliste e il territorio. Quello c’è stato 15 anni fa ed è stato titanico, ma si è risolto con l’accordo per la ripartenza della Centrale del Mercure. Oggi esprimiamo una forte preoccupazione per gli effetti di una norma che provocherà un danno unico per oltre 1500 famiglie se non dovesse essere abrogata» ha spiegato Domenico Pappaterra, presidente del Gal Pollino che ha moderato l’incontro con la stampa.

«Abbiamo dato prova della unità politica ed istituzionale che abbiamo come rappresentanti istituzionali della Valle del Mercure – ha sottolineato il sindaco di Laino Borgo, Mariangelina Russo – e siamo qui per difendere lo sviluppo ecocompatibile che la centrale rappresenta e restituire serenità» alle famiglie dei lavoratori diretti, indiretti e all’indotto del sito produttivo a biomasse che rappresenta da oltre dieci anni «un modello di sviluppo che coniuga tutela ambientale ed economia».

Un sito hanno aggiunto Pietro Sirianni (Coldiretti) e Antonio Mangano (Filctem Cgil) che «non inquina» come certificano Arpacal e Osservatorio per l’ambiente, «funziona egregiamente» e dunque deve essere difeso «con i numeri che abbiamo prodotto nel dossier» contro la scelta di una norma che «è devastante» per la più grande realtà produttiva che abbiamo in Calabria.

La norma votata dal consiglio regionale  «penalizza una infrastruttura eccellente» e alimenta «un clima di sfiducia verso nuovi investitori» ha rimarcato Francesca Benincasa (Confapi) ma soprattutto apre un dibattito su «come produrre energia in Calabria», perchè a Laino Borgo si produce «energia pulita» ha evidenziato Gerardo Calabria (Cisl Cosenza)

Nel corposo dossier diffuso alla stampa dal comitato territoriale pro Mercure si parla di un sito che produce una ricchezza di «40 milioni di euro, dei quali 33 milioni e mezzo nella filiera del legno, 1 milione e mezzo di stipendi diretti, 3 milioni circa di commesse interne per manutenzione, vigilanza, pulizia ed altro» come snocciolato da Giacomo D’Angelo di Confartigianato, senza contare le royalty che finiscono nelle casse dei comuni che sono serviti per importanti lavori di manutenzione e sostegno alla filiera turistica che ha subito un incremento di presenza e occupazione che non sono in contrasto con lo sviluppo della centrale.

E’ stato poi l’avvocato Valerio Zicaro ad entrare nel merito del ricorso per incostituzionalità e illegittimità della norma, evidenziate anche dal Ministero dell’Ambiente al Governo che molto probabilmente impugnerà la norma oggi contestata.