Una recente “scoperta” dei Mistery Hunters ha rivelato che anche Cosenza ha la sua maschera tradizionale: Pantuocchio.
Questa maschera è il protagonista della commedia “Lo sfratto e testamento di Carnevale”, scritta nel 1697 dal sacerdote castrovillarese don Orazio Pugliese.
Pantuocchio: un servo astuto e orgoglioso delle sue origini
Pantuocchio è un servo calabrese che si distingue per la sua astuzia e il suo orgoglio delle origini. Nella commedia, Pantuocchio si muove tra vari personaggi, tra cui il pedante Girannola, il saccente Arleo, il retorico Silvero e la serva Cecca, che si scoprirà essere sua sorella.
Un nome evocativo con radici nella Magna Grecia
Il nome Pantuocchio deriva probabilmente dalle parole greche “pantos” (tutto) e “occhio”, suggerendo un personaggio che “vede tutto” e osserva attentamente la società. Questa interpretazione è rafforzata dal fatto che Pantuocchio stesso afferma di essere “de la Magna Ngrecia”.
Un simbolo di consapevolezza e saggezza popolare
Pantuocchio non è solo un personaggio comico, ma anche un simbolo di consapevolezza e saggezza popolare. La sua capacità di cogliere le incongruenze della società e di esprimerle attraverso la satira lo rende una figura complessa e affascinante.
Un riscatto per la figura del calabrese nel teatro
L’opera di Pugliese rappresenta un importante riscatto per la figura del calabrese nel teatro, che fino ad allora era stato spesso rappresentato in modo stereotipato e negativo. Pantuocchio, invece, è un personaggio orgoglioso delle sue origini e capace di farsi beffe di chi lo considera inferiore.
Pantuocchio: un cosentino a Napoli
Nonostante la commedia sia ambientata a Napoli, Pantuocchio si dichiara cosentino e cita più volte la città di Cosenza. In un dialogo con Cecca, si scopre che entrambi sono cosentini e fratelli, riconoscendosi per un segno di famiglia sul naso.
Un’opera riscoperta e valorizzata
La maschera di Pantuocchio è stata riportata in vita grazie a un progetto dell’Istituto Alberghiero IPSEOA “Karol Wojtyla” di Castrovillari, intitolato “A tavola con Pantuocchio”. Questo progetto ha permesso di riscoprire e valorizzare un’opera importante per la cultura calabrese.



