Una banda specializzata in truffe informatiche è stata condannata a Reggio Calabria: 20 imputati riconosciuti colpevoli di aver svuotato conti bancari attraverso sofisticati attacchi di phishing, simulando comunicazioni ufficiali per carpire i codici di accesso di ignari clienti.
L’inchiesta, denominata “Fullones”, era stata avviata dai Carabinieri del Comando Provinciale e si è conclusa dopo anni con una sentenza severa del Tribunale collegiale di Reggio Calabria
Le condanne
Ecco l’elenco completo delle condanne, con pene comprese tra 4 mesi e 8 anni e 3 mesi, in gran parte con pena sospesa:
- Martino Marcello Rossi: 4 anni
- Carmelo Gatto: 1 anno e 6 mesi
- Demetrio Guttadauro: 2 anni
- Luca Adornato: 8 anni e 3 mesi (la pena più alta)
- Giovanni Barchetta: 9 mesi
- Celeste Bevilacqua: 1 anno e 10 mesi
- Santo Capone: 1 anno e 10 mesi
- Giuseppe Pablo Giunco: 2 anni e 2 mesi
- Celeste Cutrupi: 1 anno, 9 mesi e 10 giorni
- Antonio Maurizio D’Amore: 6 mesi
- Antonio Frisone: 1 anno e 9 mesi
- Antonio Ielo: 1 anno e 10 mesi
- Nicola Iaria: 1 anno e 9 mesi e 10 giorni
- Nicola Malaspina: 1 anno e 9 mesi e 10 giorni
- Sabrina Hamami: 1 anno e 9 mesi e 10 giorni
- Annamaria Postorino: 1 anno e 10 mesi
- Nicola Maressa: 1 anno e 9 mesi e 10 giorni
- Davide Santoro: 1 anno e 1 mese
- Orazio Spinella: 2 anni e 10 mesi
- Carmine Pablo Minetti: 4 mesi
La tecnica del phishing: truffa telematica in grande stile
Gli imputati facevano parte di una rete ben organizzata che utilizzava email apparentemente ufficiali per ingannare le vittime. Attraverso il phishing, i truffatori inducevano le persone a fornire credenziali bancarie, che venivano poi utilizzate per svuotare i conti correnti. I soldi così ottenuti venivano dirottati su conti intestati ad altri soggetti, alcuni consapevoli, altri — secondo la difesa — utilizzati a loro insaputa.
Le assoluzioni e le posizioni archiviate
Diversi procedimenti sono stati archiviati o si sono conclusi con assoluzioni, in particolare per chi avrebbe messo a disposizione i propri conti correnti senza prove sufficienti di dolo. Il Tribunale ha ritenuto in alcuni casi non provata la consapevolezza della partecipazione alla truffa informatica.



