La storia di Beatrice Orlando, 46 anni, ricercatrice in economia e innovazione sostenibile presso l’Università di Ferrara, è un racconto di violenza inaudita.
Per un semplice atto di gentilezza, l’aver dato da mangiare a quattro cagnolini randagi e denutriti, la donna è stata brutalmente picchiata, subendo la rottura di denti e mandibola, e gravi lesioni all’occhio. A ciò si aggiungevano le minacce di morte, qualora avesse osato denunciare l’accaduto.
L’episodio risale all’agosto del 2021 ed è avvenuto a Tortora, una località balneare calabrese al confine con la Basilicata.
La sentenza e il coraggio di denunciare
A distanza di quattro anni da quella terribile aggressione, Beatrice Orlando ha finalmente ottenuto giustizia come riporta Corriere.it. I suoi quattro aggressori, un intero nucleo familiare composto da Liliana Meraviglia, suo marito Carlo Bonetti, il figlio Carlo e la fidanzata di quest’ultimo Amelia Stravella, tutti residenti a Napoli, sono stati ritenuti colpevoli di violenza, minacce di morte e lesioni. Sono stati condannati con le aggravanti a pene che variano dai tre ai quattro anni di reclusione.
“La sentenza è un messaggio di ottimismo che spinge a denunciare quando si incontrano persone violente”, ha affermato Beatrice Orlando. “Bisogna dimostrare coraggio, non avere paura e affidarsi alla giustizia per ottenere pene esemplari, soprattutto nei confronti delle donne”. Un monito importante a non tacere di fronte alla violenza e a riporre fiducia nel sistema giudiziario.
Cose è successo quella mattina
La mattina del 4 agosto 2021, Beatrice Orlando era uscita per una passeggiata con il suo cane, Charlie, vicino alla sua abitazione a Tortora. Dei guaiti la portarono a scoprire, sotto un’auto parcheggiata, una cagnolina con il collarino e tre cuccioli, tutti denutriti e visibilmente debilitati, aggravati dal caldo torrido di quei giorni. La ricercatrice chiamò subito volontari e l’ENPA, che le comunicarono un intervento dopo tre giorni. Spinta dalla compassione, decise di prendersi cura temporaneamente dei cagnolini, fornendo loro cibo e acqua.
Una sera, al suo rientro, mentre si apprestava a dare da bere ai cuccioli, fu aggredita verbalmente da una signora che, in stretto dialetto napoletano, le si avvicinò gesticolando e urlando. L’accusava di aver lasciato delle ciotole vicino alla sua porta. Le rassicurazioni della professoressa, che tentò invano di farle capire di non essere stata lei, non ebbero alcun effetto. Per evitare un’escalation, la ricercatrice rientrò nella sua abitazione. Qualche giorno dopo, i cagnolini furono finalmente affidati all’ENPA.
L’aggressione fisca e le gravi conseguenze
Pochi giorni dopo il primo alterco, la violenza esplose. Una sera, Beatrice Orlando uscì in bicicletta per comprare delle sigarette. Al suo ritorno, la stessa signora che l’aveva apostrofata precedentemente, insieme al marito, al figlio e alla fidanzata di quest’ultimo, le sbarrarono la strada.
Iniziarono a minacciarla: “Adesso ti faremo vedere noi chi siamo”, avvicinandosi minacciosamente. La prima ad agire fu la signora, che la schiaffeggiò e le graffiò il viso con le unghie, mentre il marito le teneva ferme le mani. La fidanzata del figlio, sempre con le unghie, la graffiava sulle spalle e cercava di tapparle la bocca per non farla gridare. Poi, il figlio della coppia le sferrò diversi pugni in faccia, negli occhi e allo stomaco.
Beatrice Orlando rimase a terra sull’asfalto per diverso tempo, senza che nessuno, nonostante la strada fosse trafficata, le prestasse aiuto. La ricercatrice riuscì a trascinarsi fino a casa, dove sua madre chiamò immediatamente i soccorsi. I medici del pronto soccorso di Paola le diagnosticarono parecchie fratture e una prognosi di un mese. La sentenza di condanna dei suoi aggressori, emessa mercoledì, chiude un doloroso capitolo, offrendo un barlume di giustizia per la violenza subita.



