Nonostante la costante necessità di risorse, molti comuni italiani, e in particolare quelli del Mezzogiorno, faticano a sfruttare appieno il potenziale offerto dalla lotta all’evasione fiscale erariale.
Spesso, la scarsa dotazione di personale e la sua impreparazione specifica spingono le amministrazioni a concentrarsi maggiormente sul recupero dei tributi locali, come Imu, Tari e Tosap.
Nel 2023, su 296 comuni che hanno ottenuto un contributo derivante dalla segnalazione di evasione fiscale erariale, solo 40 si trovano nel Mezzogiorno. La Calabria, con 10 comuni su 404 totali, si posiziona in questa lista con una quota marginale, superata solo dalla Sicilia (15 comuni su 391). Per fare un confronto, il Molise ha un solo comune beneficiario su 136, l’Abruzzo due su 305, la Puglia due su 257 e la Campania tre su 550.
Queste segnalazioni hanno permesso al fisco di recuperare un totale di 203.619 euro a livello nazionale (pari al 3,4% del totale recuperato), con un “ritorno” ai comuni meridionali di soli 101.810 euro. Questi dati sottolineano una debolezza strutturale che impedisce ai comuni calabresi di contribuire in modo significativo alla lotta all’evasione fiscale a livello nazionale.
Abusivismo edilizio: Calabria in vetta alla classifica nera
Il fenomeno dell’abusivismo edilizio, sebbene in leggero calo negli ultimi anni a livello nazionale, continua a rappresentare una piaga profonda in alcune regioni del Sud. Nel 2022, la Calabria ha raggiunto, insieme alla Basilicata, il picco massimo di irregolarità, con un impressionante 54,1% di abusivismo edilizio. Seguono da vicino la Campania (50,4%), la Sicilia (48,2%) e la Puglia (34,8%).
Questi dati contrastano nettamente con le regioni meno colpite dal fenomeno, come Piemonte, Valle d’Aosta ed Emilia-Romagna (tutte con il 4,2%), e in particolare il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia (entrambe con il 3,3%). La media nazionale si attesta al 15,1%. L’elevata percentuale in Calabria solleva interrogativi pressanti sulle carenze nei controlli e nella pianificazione urbanistica, e sulla capacità delle amministrazioni locali di contrastare efficacemente un fenomeno che deturpa il territorio e alimenta l’illegalità.
Economia sommersa e lavoro irregolare: fragilità calabrese
L’Istat evidenzia che in Italia i lavoratori irregolari ammontano a 2,5 milioni, di cui 932.200 (il 37,5%) sono concentrati nel Mezzogiorno. All’interno di questo scenario, la Calabria si distingue con un preoccupante 17% di lavoratori irregolari, superando la Campania (14,2%), la Sicilia (13,7%) e la Puglia (12,6%). Il dato medio nazionale si ferma al 9,7%.
Parallelamente, l’ammontare di imposte e contributi sottratti al fisco ogni anno in Italia sfiora i 93 miliardi di euro. In questo contesto, la Calabria detiene il primato nazionale nell’evasione fiscale, con una percentuale che raggiunge il 19,4%. Seguono la Puglia (17,5%), la Campania (17,2%) e la Sicilia (16,7%), a fronte di una media italiana dell’11,4%.
La Cgia (Confederazione Generale Italiana Artigianato) si interroga con amarezza su come sia possibile che, a fronte di tali cifre sull’abusivismo edilizio e sull’evasione fiscale, non sia giunta nemmeno una “segnalazione qualificata” dai comuni calabresi. Questa domanda racchiude la complessità di un problema che affonda le radici in una carenza strutturale di risorse, formazione e, forse, volontà politica, lasciando la Calabria a combattere una battaglia impari contro l’illegalità diffusa. Cosa si può fare per invertire questa tendenza e promuovere una maggiore legalità e trasparenza nel tessuto socio-economico della regione?



