La guerra in Medio Oriente raggiunge un nuovo, drammatico apice. Al giorno 616 del conflitto tra Israele e Hamas, che ormai coinvolge Libano, Siria, Iran e Yemen, l’aeronautica militare israeliana ha lanciato una serie di raid aerei in Iran, nell’ambito dell’operazione denominata “Rising Lion”.
Questa mossa arriva dopo che il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato lo stato di emergenza speciale in tutto il territorio israeliano. Fonti non ufficiali da Teheran riportano violente esplosioni nella capitale, mentre l’esercito israeliano sostiene che gli attacchi abbiano colpito “al cuore” il programma nucleare iraniano.
Obiettivi strategici e perdite pesanti
Secondo quanto dichiarato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, l’operazione ha come obiettivo primario la neutralizzazione delle capacità nucleari iraniane, con raid mirati contro infrastrutture strategiche, tra cui l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz.
L’esercito israeliano afferma che l’Iran possiederebbe materiale sufficiente per costruire almeno 15 bombe nucleari, una minaccia che Tel Aviv considera esistenziale. Netanyahu ha promesso di proseguire le operazioni “per tutto il tempo necessario”, segnalando che i raid potrebbero durare diverse settimane.
Fonti iraniane confermano la morte di due figure chiave: il capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, e il generale Mohammad Bagheri, probabilmente eliminati in un blitz attribuito al Mossad. Colpiti anche due scienziati di spicco del programma nucleare iraniano, in un’azione che sembra mirare a decapitare la leadership militare e scientifica di Teheran.
Reazioni internazionali
La Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti “non sono coinvolti in questa operazione”, sebbene il presidente Donald Trump abbia convocato d’urgenza il gabinetto di emergenza per valutare la situazione. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha espresso “profonda preoccupazione” per gli sviluppi, monitorando attentamente l’impianto di Natanz e la situazione in Iran.
Un conflitto regionale in escalation
Il conflitto, iniziato con lo scontro tra Israele e Hamas, si è ormai allargato a un teatro regionale che vede coinvolti Hezbollah in Libano, milizie filo-iraniane in Siria e Yemen, e ora direttamente l’Iran. L’operazione “Rising Lion” segna un’escalation senza precedenti, con il rischio di una risposta iraniana che potrebbe ulteriormente destabilizzare la regione.
Mentre i raid israeliani continuano, il mondo trattiene il fiato, in attesa di capire se questa nuova fase del conflitto porterà a una guerra su vasta scala o a un difficile tentativo di de-escalation diplomatica.



