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Caro carburanti: la stangata è realtà. Benzina e gasolio alle stelle. Calabria tra le più care

Gli automobilisti italiani e calabresi si trovano nuovamente a fare i conti con un vero e proprio salasso.

prezzi dei carburanti stanno vivendo un’inarrestabile ascesa, scatenando un’ondata di rabbia e sollevando serie preoccupazioni sull’impatto sull’intera economia nazionale.

Secondo l’ultima rilevazione, la benzina è tornata sopra quota 1,7 euro/litro e il gasolio ha superato 1,6 euro/litro. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), non usa mezzi termini: “Anche le medie regionali comunicate oggi dal Mimit confermano la speculazione in atto. Irrisolto, insomma, il solito problema della doppia velocità: rialzi istantanei quando sale il Brent e discese con il contagocce in caso contrario”.

Dona sottolinea come, in modalità self-service, solo 7 regioni su 20 abbiano oggi un prezzo medio della benzina inferiore a 1,7 e un prezzo del gasolio inferiore a 1,6 euro al litro.

Le differenze regionali: dove si paga di più e dove meno

L’analisi dei dati rivela marcate differenze regionali. “Dopo le autostrade, che come sempre registrano i prezzi maggiori, per la benzina la più cara è Bolzano, seguita dalla Basilicata e, al terzo posto, dalla Calabria. Le regioni più virtuose, Marche, Veneto e Lazio” ha dichiarato Massimiliano Dona.

Per quanto riguarda il gasolio, Bolzano si conferma la più cara con un “astronomico 1,669 euro/litro,” seguita da Trento (1,646) e Valle d’Aosta (1,642). Le regioni più convenienti, invece, sono Campania, Veneto e Marche. Un quadro che evidenzia come il costo del rifornimento possa variare notevolmente a seconda della località.

L’appello a “Mister Prezzi”: scongiurare il “salasso” estivo

Assoutenti ha subito chiesto l’intervento di “Mister Prezzi” sulla “fiammata dei listini di benzina e gasolio presso gli impianti italiani,” affinché “monitori la situazione e segnali eventuali anomalie o irregolarità nella formazione dei prezzi al dettaglio.” Questo appello arriva dopo i recenti rialzi dei carburanti, in parte legati alla guerra in Medio Oriente.

Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti, spiega la tempistica sfortunata: “Benzina e gasolio, dopo settimane di discesa dei prezzi, registrano oggi un forte rialzo come conseguenza dell’andamento del petrolio sui mercati. Un incremento che avviene nel periodo peggiore dell’anno, quando cioè milioni di italiani si apprestano a partire in auto per raggiungere le località di villeggiatura, e che rischia di determinare un salasso per le tasche delle famiglie.”

Melluso ricorda inoltre il duplice danno per i consumatori: all’aumento dei carburanti corrisponde anche un incremento dei listini dei prodotti trasportati. Per questo, l’associazione chiede a “Mister Prezzi” di “tenere alta la guardia sui carburanti adottando qualsiasi iniziativa tesa ad accertare anomalie nella formazione dei listini alla pompa.”

Il Codacons alza la voce: “Intervento contro le speculazioni”

Anche il Codacons si unisce al coro delle proteste, definendo il repentino aumento dei listini “del tutto inaccettabile,” e chiedendo al Governo di “intervenire con urgenza per bloccare qualsiasi forma di speculazione a danno degli automobilisti.”

L’associazione denuncia che “l’allarme lanciato dal Codacons la settimana scorsa, in occasione del rialzo del petrolio, trova purtroppo conferma nei dati ai distributori, con la benzina che vola sopra quota 1,7 euro al litro”. Questi rincari, secondo il Codacons, “confermano le anomalie esistenti in Italia nel settore dei carburanti, con i listini al pubblico che aumentano immediatamente al salire del petrolio, nonostante la benzina e il gasolio venduti oggi agli automobilisti siano stati acquistati mesi fa dai marchi petroliferi, quando le quotazioni del greggio erano ben inferiori a quelle odierne”.

La richiesta al governo è chiara: “intervenire con urgenza per monitorare la situazione e bloccare sul nascere qualsiasi speculazione che arrecherebbe un danno economico enorme ai cittadini, considerato il prossimo periodo di partenze estive”.

L’impatto a cascata sull’economia reale

L’aumento dei costi dei carburanti non colpisce solo le tasche dei singoli automobilisti, ma sta già avendo un impatto negativo su vari settori dell’economia italiana. Le aziende di trasporto, che costituiscono la spina dorsale della logistica e della distribuzione, si trovano a fronteggiare un aumento significativo dei costi operativi. Questo potrebbe inevitabilmente tradursi in prezzi più alti per i consumatori finali, alimentando l’inflazione e riducendo il potere d’acquisto.

Anche le imprese agricole, fortemente dipendenti dal carburante per il funzionamento di macchinari e il trasporto delle merci, sono sotto pressione. L’incremento dei costi di produzione rischia di gravare ulteriormente su un settore già fragile, con potenziali ripercussioni sulla filiera alimentare. La preoccupazione è che questa spirale al rialzo possa compromettere la ripresa economica e pesare ulteriormente sulle famiglie italiane.