Un’immensa distesa di cipolle coltivate a pochissima distanza dalle onde, all’interno di un’area demaniale marittima protetta e completamente sottratta all’uso pubblico. Questo è lo scenario individuato dai militari durante una serie di controlli per la tutela dell’ambiente marino sul litorale di Lamezia Terme, un’operazione che ha portato al sequestro preventivo d’urgenza di un’area di ben 26.000 metri quadrati.
L’operazione si è svolta tra il 7 e l’8 luglio, seguendo le direttive della Procura della Repubblica di Lamezia Terme guidata dal neo-procuratore Elio Romano. I controlli erano stati pianificati per accertare la regolarità della gestione di scarichi, rifiuti e occupazione del suolo. Proprio durante le verifiche effettuate presso un’azienda agricola locale, le forze dell’ordine hanno rilevato che un’ampia porzione delle coltivazioni si estendeva illegalmente sul suolo demaniale, fin quasi sulla battigia. I successivi riscontri presso gli uffici comunali hanno confermato l’occupazione senza titolo, determinando il sequestro d’urgenza che è stato poi convalidato dal GIP il 14 luglio 2026.
Le serre e i sistemi di irrigazione a ridosso del mare
L’area occupata illecitamente non era un semplice campo rurale isolato, bensì un impianto di produzione strutturato per sfruttare al massimo la resa agricola della fascia costiera.
La task force ha individuato un sistema organizzato nei minimi dettagli. La zona si presentava infatti “adibita a coltivazione di cipolla, perimetrata e delimitata da siepi di oleandri e da una recinzione realizzata con paletti in legno e rete metallica”. Per garantire lo sviluppo delle piante a pochi metri dal mare, erano stati installati anche “impianti di protezione per colture, costituiti da strutture in ferro del tipo tunnel con copertura in plastica e un impianto irriguo con un sistema di tubazioni, raccordi ed erogatori”. L’intera struttura sorgeva abusivamente su un territorio protetto da vincoli paesaggistici e ambientali molto rigidi.
Il coordinamento della Procura e i sigilli della Task Force
Il sequestro di questa vasta area rappresenta una prima importante azione nell’ambito della tutela del territorio promossa dalla Procura lametina, che ha coordinato un massiccio schieramento di forze.
All’intervento ha preso parte un gruppo di lavoro composto dal personale della Guardia Costiera di Vibo Valentia e Pizzo, dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, dal Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme e dal Gruppo Carabinieri Forestale di Catanzaro, con il supporto scientifico dell’Arpacal. Il titolare dell’azienda agricola è stato denunciato all’autorità giudiziaria. Le contestazioni riguardano i reati di occupazione abusiva di area demaniale marittima e la violazione delle norme paesaggistiche, data la presenza di vincoli speciali sull’area sottratta alla collettività.



