Ferdinando Laghi, consigliere regionale e segretario questore, ha presentato un’interrogazione mirata a modernizzare la gestione dei referti sanitari in Calabria. L’obiettivo è garantire a tutti i cittadini la possibilità di ricevere gli esiti diagnostici via posta elettronica, eliminando la necessità del ritiro fisico presso gli sportelli.
L’opzione della posta elettronica come standard
Il fulcro della richiesta risiede nella semplificazione del rapporto tra paziente e struttura pubblica. Secondo il consigliere, al momento del congedo ogni utente dovrebbe ricevere una richiesta esplicita sulla modalità di ricezione dei documenti. «Al momento del congedo, ogni utente/paziente delle strutture pubbliche calabresi dovrebbe sentirsi rivolgere una domanda semplice: il referto vuole riceverlo via posta elettronica o preferisce ritirarlo di persona allo sportello? Domanda che oggi, nelle nostre Aziende sanitarie, non viene quasi mai posta. E non certo perché sia vietata. Tutt’altro, la normativa la prevede e raccomanda esplicitamente».
Il ritardo del fascicolo sanitario elettronico
Il dibattito tocca anche le criticità del sistema informatico regionale. Nonostante le previsioni normative, il Fascicolo Sanitario Elettronico fatica a diffondersi tra la popolazione. «Nel Fascicolo Sanitario Elettronico dovrebbero confluire i referti clinici, entro cinque giorni dalla prestazione: lo prevedono l’articolo 12 del decreto legge 179/2012 e il decreto ministeriale del 7 settembre 2023. In Calabria, però, siamo molto indietro, la possibilità di usufruirne si ferma addirittura al 2% dei cittadini. Assai vicina allo zero! Nell’attesa che il FSE vada, chissà quando, a regime, la posta elettronica è uno strumento alternativo, pienamente autorizzato anche dalle stesse norme che disciplinano il Fascicolo Sanitario Elettronico».
Eliminare gli svantaggi per il servizio pubblico
Laghi sottolinea inoltre la disparità tra il settore privato, che già offre questa flessibilità, e quello pubblico. «Del resto è quanto accade normalmente nelle strutture private, dove al paziente viene normalmente chiesto come desidera ricevere l’esito. La stessa possibilità può e deve essere garantita a chi si rivolge al servizio pubblico, altrimenti si concretizza, nei fatti, un vantaggio ingiustificato della sanità privata rispetto a quella pubblica. Ricevere un referto per via telematica, infatti, determina un risparmio di tempo e spesso anche economico, ove l’utente/paziente non sia in pensione».
Verso una direttiva regionale
La richiesta finale punta a trasformare una prassi opzionale o assente in una procedura standardizzata. «Chiedo dunque una direttiva regionale chiara per tutte le Aziende del Servizio Sanitario Regionale: all’atto della prestazione il paziente deve sempre ricevere un’offerta esplicita, se desideri, cioè, ricevere il referto via mail o ritirarlo allo sportello. Deve diventare una procedura di routine, tracciata, non una concessione lasciata alla buona volontà del singolo operatore. Da medico so cosa significhi l’attesa per il paziente anziano, magari di un comune dell’entroterra, costretto a rimettersi in auto e a percorrere decine di chilometri per ritirare in ospedale un referto che la legge vorrebbe già disponibile. Ogni viaggio evitabile che una struttura pubblica impone arbitrariamente, è un pezzo di diritto alla salute che si perde per strada».



