La recente rimozione della statua di Giacomo Mancini dal municipio di Cosenza ha scatenato un’ondata di indignazione popolare e un moto impetuoso di solidarietà che ha scaldato il cuore di Giacomo Mancini, vice presidente della Fondazione Giacomo Mancini.
Un simbolo difeso da una comunità unita
“Sono senza fiato nel leggere il numero straordinario di commenti di sostegno, di amicizia, di affetto. Il moto impetuoso di solidarietà nei confronti del Leone e di condivisione della nostra battaglia in sua difesa mi scalda il cuore. Una comunità per una volta unita, ognuno a modo suo, ma tutti a difesa di un simbolo, a tutela della nostra storia, dei nostri ricordi, della nostra memoria“, afferma Giacomo Mancini.
Il vice presidente della Fondazione Giacomo Mancini non risparmia critiche al sindaco: “Lo sfratto ordito da Caruso, le modalità becere e violente con le quali ha voluto che si svolgesse, hanno indignato tutti. Davvero tutti. Con uno sperpero di denaro pubblico (8152,04 euro il costo della rimozione) poi in tempi così difficili per tanti cittadini. Tutto davvero inaccettabile.”
La vittoria del “leone”: un ritorno imminente
Nonostante la rabbia, Mancini lancia un messaggio di speranza e determinazione. “Ma per chi offende la storia, calpesta la memoria, manca di rispetto ai morti, oltraggia il sentimento diffuso di una comunità, il destino è segnato. Le meschinità perdono sempre. A vincere, ancora una volta, è stato il Leone”, dichiara con fermezza l’ex parlamentare socialista. La statua del “Leone” è destinata a tornare presto tra la sua gente. “A breve tornerà tra la sua gente”, assicura Mancini.
Sarà necessario “Giusto il tempo di verificare con un perito se la statua ha subito danni nelle operazioni di rimozione, trasporto e consegna, e poi abbraccerà di nuovo i suoi concittadini. Starà di nuovo accanto e insieme al suo popolo. Stiamo individuando un luogo iconico, legato alla storia socialista, caro ai cosentini“.
Mancini conclude con una nota polemica ma decisa: “Un luogo – conclude – per utilizzare il quale, ovviamente, non sarà necessario interloquire con Caruso. Arrassusia! Manca poco. Intanto grazie, grazie e ancora grazie”.



