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Fiorita raccoglie l’appello di padre Rocco e chiama a raccolta la città: “Catanzaro non abbandoni i suoi ragazzi”

Le parole pronunciate da padre Rocco Predoti domenica scorsa, durante l’omelia nella Parrocchia del Sacro Cuore a Catanzaro Lido, hanno scosso le coscienze della comunità catanzarese, ben oltre i confini della fede.

Il suo non è stato un semplice grido d’allarme, ma un invito chiaro e accorato a guardare in faccia il disagio giovanile che attraversa la città, e ad agire senza esitazioni.

Fiorita: “Nessuno può sentirsi estraneo da questo fenomeno”

A raccogliere pubblicamente questo appello è stato il sindaco Nicola Fiorita, che ha riconosciuto nelle parole del parroco una fotografia dolorosamente precisa di una realtà sotto gli occhi di tutti. L’abbandono emotivo, il disorientamento e la solitudine che colpiscono tanti giovani si manifestano sempre più spesso in comportamenti fuori controllo, in una marginalità evidente, in episodi che non possono più essere ignorati.

Secondo Fiorita, non è più possibile affrontare questa emergenza sociale con i soli strumenti del controllo e della repressione. Non bastano le ordinanze, né il lavoro – pur prezioso – delle Forze dell’Ordine, spesso lasciate sole a gestire situazioni complesse. È necessaria una risposta collettiva, che chiami in causa istituzionifamigliescuoleparrocchieassociazionioperatori culturali e sanitari. Nessuno, ha detto il sindaco, può sentirsi estraneo o al sicuro da questo fenomeno.

“Catanzaro non si gira dall’altra parte ma risponde con responsabilità”

Il primo cittadino ha anche annunciato che incontrerà a breve padre Rocco e il questore per definire un percorso concreto, consapevole che servano azioni tempestive e coordinate per non perdere una generazione che oggi chiede attenzioneascolto e futuro.

Catanzaro, ha sottolineato Fiorita, deve tornare a essere una città che educa, che accompagna, che protegge i suoi giovani. Una città che investe in culturasportsocialità e prevenzione, e che non si rifugia soltanto nella repressione.

Una città che, davanti a un appello così forte, non si gira dall’altra parte, ma risponde con responsabilità. Perché prendersi cura dei giovani non è solo un dovere istituzionale, ma un obbligo morale. E farlo ora significa offrire una possibilità concreta a chi sta perdendo la fiducia, ma non ha ancora smesso di sperare.