Una notte che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, scongiurata dalla prontezza, dalla dedizione e dalla formazione impeccabile di un infermiere dell’Ares 118, Danilo Lizzi.
Originario della Calabria, di Siderno (Rc) in paricolare, terra spesso sottovalutata ma fucina di professionalità e resilienza, Lizzi ha raccontato la sua versione dei fatti, ripercorrendo i momenti concitati che, la scorsa notte, hanno permesso di evitare una strage all’Hotel Raganelli di Roma a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio.
La lungimiranza che salva vite
Il primo e più sentito ringraziamento di Lizzi va alla dottoressa De Vito dell’Ares 118. È grazie alla sua lungimiranza se gli equipaggi sono dotati di sensori di monossido di carbonio.
“Senza questi dispositivi – essenziali perché il monossido è un ‘killer inodore’ – non avremmo avuto alcun campanello d’allarme né la possibilità di capire tempestivamente il pericolo,” sottolinea Lizzi. Un investimento in sicurezza che si è rivelato cruciale.
Il sospetto che fa la differenza
Arrivato in albergo per una bambina con sospetta sincope e trauma cranico, Lizzi si è trovato di fronte a una famiglia provata da una lunga giornata al concerto di Ultimo. Il racconto dei genitori sembrava giustificare il malore, ma un dettaglio lo ha insospettito: il suo rilevatore di monossido aveva segnalato qualcosa.
Nonostante gli fosse stato paventato un possibile guasto elettrico che avrebbe potuto interferire con i dispositivi, l’infermiere non si è lasciato convincere.
Ha informato subito la centrale operativa Ares 118, ottenendo pieno supporto e l’offerta di attivare i Vigili del Fuoco. Con l’autista-soccorritore Marco Trinca, ha deciso di tentare una prova: aprire tutte le finestre della hall per far defluire l’aria. Dopo dieci minuti, il sensore non suonava più.
La scoperta del pericolo imminente
La conferma del pericolo è arrivata quando Lizzi, con il rilevatore in mano, si è diretto verso le camere. “Appena mi avvicinavo alle stanze il sensore ricominciava a segnalare la presenza di monossido,” racconta. La prova decisiva: con la mano fuori dalla finestra non suonava, dentro la stanza tornava a suonare.
La certezza di una situazione grave si è materializzata proprio mentre un altro ospite accusava una sincope. Immediatamente, l’infermiere ha allertato la centrale per la maxiemergenza e richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, attivandosi per l’allarme generale.
Il lavoro di squadra e il coraggio personale
Un ringraziamento speciale va al collega Marco Trinca, con cui Lizzi si è coordinato “in maniera impeccabile, spesso senza nemmeno bisogno di parole.” Mentre Trinca si occupava di mettere in sicurezza le 96 persone evacuate all’esterno, predisponendo ricoveri di fortuna, Lizzi ha percorso cinque piani a piedi, stanza per stanza, chiamando in italiano e inglese per avvisare anche i turisti stranieri.
In circa 30 minuti, i due sono riusciti a svuotare la struttura, lasciando ai Vigili del Fuoco, arrivati poco dopo, il compito di gestire solo due ospiti ancora in discesa.
Lizzi non nega di aver corso un rischio personale, respirando monossido per oltre mezz’ora e riportando un’intossicazione che lo ha costretto alle cure ospedaliere. Ma la sua reazione è stata dettata da un’etica inossidabile: “Non riuscivo a rimanere fermo sapendo di poter evitare il peggio.”
Una formazione di eccellenza, radici profonde
L’infermiere ringrazia l’intera ARES 118 per la formazione ricevuta, che ha permesso di affrontare un evento così “complesso e inusuale in modo ordinato e lineare.” Un contributo fondamentale è arrivato anche dalle sue diverse esperienze professionali: dal 118 di Latina all’anestesia in Valtellina (Chiavenna, Sondrio e Sondalo), da Villafranca di Verona al Covid Hospital di Trecenta.
E non dimentica le sue radici calabresi: “Sono ancora in aspettativa dall’ospedale di Locri, in Calabria. Molta della mia formazione sanitaria è nata lì, in un territorio spesso denigrato, ma che mi ha insegnato come con meno risorse si possa fare ancora di più.”
Un chiaro riferimento alla capacità di questa terra di formare professionisti capaci di eccellere anche in contesti complessi. Nonostante la stanchezza dopo una lunga giornata di lavoro iniziata alle 17:30 per il concerto di Ultimo e conclusa dopo l’una, con l’allarme in hotel arrivato alle 3 di notte, la lucidità e la prontezza di Lizzi non sono venute meno.
Umiltà e riconoscenza
Danilo Lizzi ribadisce di non sentirsi un eroe, ma uno dei tanti operatori che svolgono questo lavoro con dedizione, convinto che ogni collega avrebbe agito allo stesso modo. Il ringraziamento più grande, confida, va alle famiglie salvate, che hanno espresso la loro riconoscenza con le lacrime agli occhi. “Non esiste onorificenza più grande di questa.”



