Per anni, la sua casa è stata una prigione. Costretta a rimanere in silenzio, immobile, con le mani sulle gambe e lo sguardo fisso a terra, la donna subiva sessioni di immobilità forzata che potevano durare anche trenta minuti.
Un regime imposto dal figlio, un uomo di trent’anni, che non esitava a minacciarla e a colpirla violentemente in diverse parti del corpo. Un vero e proprio incubo domestico che si è protratto per anni, minando l’integrità fisica e psichica della donna e rendendo la convivenza insopportabile.
Un percorso di recupero frustrato
Nonostante i tentativi di risoluzione, affidando l’uomo alle cure di specialisti, ogni percorso di recupero è stato vanificato. L’uso continuativo di sostanze stupefacenti ha reso nullo qualsiasi progresso terapeutico, intrappolando la famiglia in un ciclo di violenza e disperazione.
La situazione ha raggiunto un punto di non ritorno quando la stessa madre, esasperata e probabilmente temendo per la propria incolumità, ha trovato il coraggio di denunciare nuovamente il figlio.
L’arresto e le precedenti archiviazioni
È stato proprio a seguito di quest’ultima denuncia che per il trentenne, originario di Soverato, è scattato l’arresto. Le accuse a suo carico sono gravi: essersi reso responsabile di vessazioni e aggressioni sia all’integrità fisica che psicologica della donna. Questa misura cautelare giunge dopo un percorso giudiziario tortuoso.
Infatti, in precedenza, erano state disposte due archiviazioni di procedimenti penali aperti nel 2017 e nel 2021. Come si legge negli atti, tali richieste di archiviazione erano state motivate dalla mancanza di procedibilità e, soprattutto, dalla volontà della persona offesa di minimizzare la gravità delle condotte poste in essere dall’indagato, un tentativo estremo di tutelare il figlio. Questa volta, però, la perseveranza della madre ha condotto a una svolta, mettendo fine a un calvario durato troppo a lungo.



