Gaza, Palestina, Israele, diritti umani, ambasciatori, Meloni, crimini di guerra: sono queste le parole chiave della lettera che 34 ex ambasciatori italiani hanno indirizzato a Giorgia Meloni.
Un appello senza precedenti, che chiede al governo italiano un cambio di rotta netto e pubblico sulla questione israelo-palestinese.
“Non si può più tacere”: la diplomazia in pensione rompe il silenzio
Non si tratta di una semplice iniziativa simbolica. A firmare l’appello ci sono figure di primo piano della diplomazia italiana: ex direttori politici della Farnesina, ex rappresentanti permanenti presso Unione Europea e Nato, ex consiglieri del Quirinale e di Palazzo Chigi, oltre ad ambasciatori in servizio in capitali strategiche come Pechino, Londra e Mosca.
Il messaggio è diretto: “Serve il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina”, come atto di responsabilità politica e giuridica, in risposta al continuo aggravarsi della crisi nella Striscia di Gaza. È arrivato il momento, scrivono, in cui non sono più accettabili ambiguità né neutralità.
Gesti concreti, non parole
Nel testo, si denuncia la continua violazione del diritto internazionale da parte del governo israeliano, il disprezzo per il diritto umanitario, le gravi limitazioni all’accesso umanitario e l’indebolimento sistematico delle ONG a favore di una fondazione “sedicente umanitaria”, accusata di ostacolare le operazioni delle organizzazioni internazionali.
Gli ambasciatori chiedono alla premier Meloni una rottura con l’attuale linea di equidistanza. Serve, si legge, la sospensione immediata di ogni cooperazione militare con Israele. È inoltre necessario che l’Italia sostenga in sede europea sanzioni individuali contro ministri israeliani — citati esplicitamente Smotrich e Ben Gvir — per l’appoggio alla violenza dei coloni e all’espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania.
Infine, si chiede che il governo si unisca al consenso europeo per la sospensione dell’accordo di associazione tra Israele e Unione Europea.
Due popoli, due Stati: è ora di dare sostanza alla formula
La diplomazia italiana in pensione lancia un’accusa chiara: la formula “due popoli, due Stati” è diventata uno slogan vuoto, usato per prendere tempo. Per ridarle significato servono azioni diplomatiche forti, e il riconoscimento della Palestina da parte dell’Italia sarebbe un primo segnale credibile.
L’obiettivo, sottolineano i firmatari, è rilanciare un processo negoziale internazionale, e far sì che l’Italia torni a essere un attore autorevole e coerente nella costruzione della pace.
La Costituzione come bussola
La chiusura della lettera è un appello alla memoria e alla coerenza con i principi fondamentali della Repubblica. Gli ambasciatori richiamano l’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli. È questo principio che ha guidato per decenni la loro carriera diplomatica, ed è in nome di questo che, ora, non possono restare in silenzio.
La posizione del governo israeliano, sostengono, rappresenta una negazione sistematica dei valori su cui si è basato il loro servizio allo Stato italiano.
Un appello firmato da chi ha rappresentato l’Italia nel mondo
Tra i 34 firmatari spiccano nomi di peso come Pasquale Ferrara, Ferdinando Nelli Feroci, Pasquale Quito Terracciano, Stefano Stefanini, Rocco Cangelosi, e molti altri. Figure con esperienze in ruoli apicali a Bruxelles, New York, Londra, Mosca, Pechino.



