La scomparsa del dottor Antonio Blaganò continua a gettare un’ombra di angoscia sulla famiglia, che ora chiede un intervento deciso e immediato da parte della Procura.
Francesco Blaganò, figlia dell’uomo scomparso, ha rilasciato una dichiarazione accorata, esprimendo gratitudine alle forze dell’ordine e ai volontari, ma al contempo sollecitando l’iscrizione immediata di una notizia di reato contro ignoti per sequestro di persona o omicidio.
“Ringrazio sinceramente Carabinieri, Vigili del Fuoco, Soccorso Alpino, volontari e Prefettura,” ha dichiarato Francesco Blaganò. “Ma oggi chiedo con forza che la Procura iscriva immediatamente notizia di reato contro ignoti per sequestro di persona o omicidio, così da poter attivare tutti gli accertamenti tecnici necessari”.
La richiesta nasce dalla consapevolezza che molti controlli fondamentali non possono essere attivati senza l’apertura di un fascicolo di indagine per un reato specifico. La famiglia teme che le ricerche si stiano limitando ai protocolli standard per persone disperse, ignorando circostanze che appaiono tutt’altro che chiare e suggeriscono un possibile coinvolgimento esterno.
La richiesta della famiglia di indagini tecniche
Francesco Blaganò chiede che sia fatta “un‘analisi dei tabulati telefonici e delle celle telefoniche, con un dump di cella nelle fasce critiche, per ricostruire movimenti e contatti. Il sequestro, e non la semplice acquisizione volontaria, di telecamere e varchi targa. Questo perché molte videoregistrazioni vengono cancellate automaticamente dopo qualche giorno e il rischio è quello di perdere prove cruciali.
Una perizia forense sull’auto, per esaminare carburante, comandi, impronte digitali/DNA e tracce di pneumatici. L’estrazione dei dati dai navigatori dell’auto, dal TomTom e dalla timeline di Google, per tracciare i percorsi e i movimenti del veicolo”. Questi accertamenti, sottolinea il figlio, sono vitali per ottenere un quadro completo e non lasciano spazio a dubbi.
Circostanze poco chiare e il dubbio del coinvolgimento esterno
Le circostanze della scomparsa, infatti, non si allineano con la semplice ipotesi di un allontanamento volontario o di un incidente. “Mio padre non stava facendo escursionismo, le circostanze sono tutto tranne che chiare: effetti personali lasciati in ufficio, esce repentinamente durante l’orario di lavoro (non aveva ancora terminato il turno)” ha spiegato Francesco Blaganò.
Questi dettagli sollevano interrogativi inquietanti: “Qualcuno lo ha chiamato? E se sì, sono già attivi i protocolli per verificare queste informazioni? E se lo hanno portato da qualche altra parte?”.
La famiglia è ferma nella convinzione che “finché mio padre non viene trovato, il lavoro non è finito”. L’appello si conclude con un monito a non fermarsi “a ricostruzioni e ipotesi sommarie basate su poche telecamere”, ribadendo nel contempo un sentito ringraziamento a tutte le persone coinvolte nella ricerca.



