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Il libro ebraico salvato dai nazisti: una Bibbia stampata a Reggio Calabria nascosta dalle suore nel ’43

A raccontare l’episodio è Roberto Della Rocca, politico italo-israeliano e presidente dell’Associazione israeliana per la sicurezza e la qualità alimentare.

Originario di Milano ma residente a Ramat Gan, Della Rocca ricorda un’esperienza vissuta circa 25 anni fa, quando accompagnava un gruppo di israeliani in tour enogastronomico tra i caseifici del Nord Italia.

Durante una tappa pomeridiana a Parma, il gruppo visitò il Palazzo della Pilotta, sede della storica Biblioteca Palatina. Fu lì che, accompagnati da una guida italiana, scoprirono una preziosa collezione di libri in ebraico.

Il salvataggio nel cuore dell’occupazione nazista

Secondo quanto appreso in quella circostanza, durante l’occupazione nazista, un direttore della Biblioteca, di cui ancora oggi non si conosce il nome, venne a sapere dell’imminente arrivo delle truppe tedesche con l’intento di distruggere i testi ebraici. Prese allora una decisione coraggiosa: fece imballare i libri e li fece nascondere in un convento di suore fuori Parma, nei seminterrati del complesso religioso.

“Quando arrivarono i nazisti – racconta Della Rocca – cercavano a colpo sicuro la collezione. Ma il direttore mentì loro: “Qui non ci sono libri ebraici. Forse sono stati rubati durante la guerra”. Così riuscì a salvarli tutti“, afferma il politico, sottolineando come quell’atto eroico meriterebbe oggi un riconoscimento ufficiale.

Il libro stampato a Reggio Calabria nel 1475

Durante la visita, il gruppo ebbe modo di visionare alcuni dei manoscritti più antichi custoditi nella Biblioteca, compresi testi del XIII secolo. Ma il pezzo che suscitò maggiore stupore fu un modesto volume grigio, che la bibliotecaria indicò come il «più raro in assoluto». Si trattava del Commentario al Pentateuco di Rashi, il primo libro stampato interamente in ebraico, datato 1475.

Quel libro fu realizzato a Reggio Calabria, città scelta dagli ebrei dell’epoca per un progetto tipografico sperimentale, subito dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg. «Scelsero una delle comunità più piccole, quella di Reggio, che però si rivelò decisiva per la storia dell’editoria e della cultura ebraica», spiega Della Rocca.

Una storia di coraggio e memoria

La vicenda, che verrà presto narrata nel documentario di Klaus Davi, è un esempio di coraggio civile e memoria salvata. Il merito, sottolinea Della Rocca, va a chi scelse di agire, sfidando l’orrore, pur di preservare un patrimonio di fede e cultura millenario. Un gesto silenzioso e determinante, che oggi chiede di essere riconosciuto e raccontato.