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Aumento biglietti dei pullman: quando i politici dicono le cose a metà

Dopo il sindaco di Reggio Calabria Falcomatà, anche il consigliere regionale Antonello Talerico si è espresso sull’aumento dei biglietti del trasporto pubblico locale, chiedendo di sospendere la misura in difesa di famiglie e pendolari. Un gesto senza dubbio apprezzabile, ma che, secondo le imprese del settore, trascura un aspetto fondamentale: la loro stessa sopravvivenza.

È un grido d’allarme quello che si leva dalle aziende calabresi che reggono il sistema del TPL. Da un lato, lamentano attese che durano anni per ricevere i contributi regionali; dall’altro, si trovano ad affrontare un contesto di costi in perenne rialzo, con tariffe che sono rimaste ferme per oltre un decennio.

Tariffe bloccate, inflazione alle stelle

In Calabria, come nel resto d’Italia, le tariffe del TPL sono aumentate solo dell’11,1% tra il 2016 e il 2023, mentre l’inflazione nel settore dei trasporti ha superato il 26% nello stesso periodo. Un divario che in molte aree della regione è ancora più marcato, con tariffe non adeguate da oltre dieci anni. Questo silenzio non alleggerisce certo il peso sui conti aziendali, già messi a dura prova.

Bollette e costi fuori controllo

La situazione è aggravata da bollette fuori controllo e dalla mancanza di compensazioni adeguate. Secondo i dati di Confcommercio Calabria, nel primo trimestre del 2025 le bollette elettriche dei servizi sono salite del +24% su base annua e quelle del gas del +27%. Livelli insostenibili per un settore che dipende da grandi flotte di operatori e parcheggi fissi. La Calabria è in una condizione ancora peggiore rispetto ad altre regioni: poche imprese sono riuscite a usufruire di aiuti, mentre molte sopportano rincari destinati a incidere per anni sull’equilibrio economico complessivo.

Le aziende del TPL al collasso

L’ultimo report nazionale Intesa Sanpaolo–ASSTRA descrive un quadro allarmante:

  • Il Margine Operativo Lordo delle aziende TPL è sceso al 4,2% nel 2022, risalendo solo al 6,1% nel 2023. Un livello insufficiente per investire, ammortizzare e combattere una crisi strutturale.
  • I costi operativi aumentano dell’1,3% nel 2023 e si prevede un ulteriore +1,1% nel 2025, a causa dell’espansione del costo del lavoro e dei servizi, nonostante il parziale assorbimento dell’emergenza energetica.

A ciò si aggiunge il peso degli investimenti, come spiega Basco & T consulting: l’aumento dei tassi porta a una corsa agli oneri di indebitamento, accentuando uno squilibrio storico tra risorse e costo del capitale. Le imprese chiedono un dibattito onesto e completo, che tenga in considerazione anche le loro difficoltà, essenziali per garantire un servizio efficiente e sostenibile per tutta la comunità.