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Botulino a Diamante, i selfie della vergogna davanti al food truck

Un tragico evento di cronaca, che ha portato alla morte di due persone a causa di intossicazione da botulino, si è trasformato in un’attrazione turistica dal macabro sapore.

A Diamante, la località balneare che ha fatto da sfondo ai fatti, il furgoncino sequestrato dell’ambulante Giuseppe Santonocito è diventato meta di un pellegrinaggio inaspettato: quello dei turisti che si mettono in posa per un selfie.

“Va bene l’informazione, ma non l’uso distorto che si fa dei social”. Queste le parole di Agata Mollica, presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, che esprime tutta la sua amarezza per un fenomeno sempre più diffuso. Un’amarezza che diventa sconcerto quando la stessa Mollica rivela che tra i “turisti della macabra curiosità” ci sono anche medici in vacanza.

Il dramma del botulino, che ha visto 17 intossicati e ha strappato alla vita Luigi Di Sarno e Tamara D’Acunto, è stato ridotto a un semplice sfondo per una fotografia. Un click veloce per immortalare un momento, senza riflettere sul dolore che quel furgoncino rappresenta. La notizia del furgoncino sequestrato ha fatto il giro d’Italia, ma il gesto di farsi un selfie davanti a un luogo di morte sposta il piano della discussione. Non si tratta più solo di informazione, ma di un’inquietante deriva della curiosità, un’attrazione morbosa che sfrutta la tragedia per ottenere qualche “like” in più.

L’episodio di Diamante ci fa riflettere sulla dilagante “cultura del selfie” che a volte porta a gesti di una sconcertante insensibilità. Un fenomeno che, come evidenziato dalla presidente Mollica, è ormai “consolidato da tempo”. E che, purtroppo, sembra non risparmiare nessuno, neanche le categorie professionali che per vocazione dovrebbero essere più sensibili al dolore altrui.