Continua senza sosta l’attività investigativa della Procura della Repubblica di Paola, guidata dal Procuratore capo Domenico Fiordalisi, in materia di reati ambientali e gestione degli impianti di depurazione lungo la costa tirrenica cosentina.
Nelle ultime ore, l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata sui depuratori di Cetraro e Diamante, entrambi posti sotto sequestro in seguito a indagini che hanno evidenziato gravi irregolarità.
L’impianto di Cetraro, situato in località Santa Maria di Mare e gestito da un imprenditore originario di Taranto, è finito nel mirino della magistratura per presunte violazioni che mettono a rischio la tutela ambientale e la salute pubblica.
Analoghe contestazioni sono state mosse al depuratore di Diamante, la cui gestione era affidata a un operatore napoletano. Le accuse mosse agli indagati sono di notevole gravità e, come sottolineato dagli inquirenti, le pene previste possono arrivare fino a sei anni di reclusione e centomila euro di multa.
Questi ultimi provvedimenti si aggiungono a una serie di sequestri già convalidati dal Giudice per le Indagini Preliminari, a conferma della solidità del quadro probatorio raccolto dalla Procura. Solo nei giorni scorsi, infatti, il GIP aveva già convalidato i sequestri degli impianti di Fuscaldo, Cetraro e Verbicaro, dimostrando l’ampiezza dell’inchiesta che sta interessando gran parte del litorale.
L’obiettivo dell’indagine è fare piena luce sulla gestione dei reflui e sulla presunta mancata efficienza di strutture che dovrebbero invece garantire la depurazione e la salvaguardia dell’ecosistema marino e della salute dei cittadini. La Procura di Paola si conferma in prima linea nella lotta contro chi non rispetta le normative ambientali, in un’area ad alta vocazione turistica dove la pulizia del mare rappresenta un patrimonio inestimabile da proteggere.



