HomeAttualitàSpettacoloCerisano, Cuba, un bacio e un...

Cerisano, Cuba, un bacio e un sogno in musica 

Di Pierfrancesco Greco

Cuba e il bacio della sua musica sul proscenio – e nell’aria di una fresca serata estiva -, ieri, a Cerisano … Cuba, che sogno! Cuba l’ho visitata diversi anni fa, nel 2002 … Era ottobre, lasciai l’autunno calabrese a Lamezia Terme, poi un bel salto intercontinentale di undici ore tra Malpensa e l’aeroporto “Antonio Maceo” di Santiago ed eccomi nell’assolata Isola che avevo sempre anelato … Il mio non era un viaggio turistico: era un incontro con un’idea attorno a cui, negli anni dell’adolescenza e della prima gioventù, avevo elaborato il mio bagaglio valoriale … In effetti, erano stati i miei ideali a portarmi nella terra della Rivoluzione di Fidel e del Che … I pellegrinaggi laici alla Caserma Moncada di Santiago, dove il 26 luglio del 1953 scattò la scintilla rivoluzionaria, di cui sono testimonianza i fori di proiettile visibili sulla facciata, e – dopo un adrenalinico volo interno, della durata di due ore circa, a bordo di un piccolo bimotore a turboelica, presumibilmente di fabricazione sovietica, della Cubana, la compagnia di bandiera -, a Plaza de la Revolución, a L’Avana, davanti al Palazzo del Ministero degli Interni, ove campeggia la gigantesca scultura ferrosa del Guerrillero Heroico, l’immagine iconica del Che scattata da Alberto Korda, e dove Fidel ha più volte arringato le masse ivi radunatesi, in occasione di eventi rilevanti per il Paese e per il Partito Comunista, furono i momenti culminanti di quell’esperienza, durante la quale toccai con mano sia la determinazione di una generazione a immaginare un orizzonte esistenziale illuminato dal Socialismo – e, perciò, dissimile dall’opprimente prospettiva coloniale incarnata dal potente e prepotente vicino a stelle e strisce – sia l’orgoglio di quel popolo, coriaceo e coraggioso anche di fronte alle difficoltà derivanti dall’embargo americano: una misura sanzionatoria, questa, tuttora vigente, con conseguenze drammatiche, ancor più penose, come documentato dai media internazionali in queste settimane, rispetto a quelle afferenti al cosiddetto “periodo especial,” che ebbi modo di tastare direttamente ventiquattro anni fa. Ma oltre al grande trasporto emozionale di natura, lo reitero, ideale, oltre alla

Storia che si respira in ogni via e in ogni piazza delle due cittá che ho visitato – ove è tangibile, dal punto di vista architettonico, l’influenza europea -, oltre alla dolcezza della lingua spagnola in salsa caraibica, oltre alla bellezza fiabesca di quei posti, del mare di smeraldo, delle spiagge bianche, oltre all’affabilità della popolazione, l’altro aspetto preminente dei giorni trascorsi a Cuba, che porto nel cuore, a distanza di tanto tempo, è la musica e, con essa, il suo ritmo, i colori delle sonorità, delle voci, dei canti, il magnetismo dei balli che mi hanno accompagnato dappertutto durante il mio soggiorno laggiù. Guardate, non è un luogo comune: veramente, in ogni angolo, ho trovato qualcuno intento a fare musica, a ballare, a cantare le suggestioni che la realtà cubana serba e promana verso chiunque abbia l’opportunità di conoscerla e, soprattutto, viverla, anche fugacemente. Sì, la musica è una delle componenti maggiormente connotanti l’identità culturale di Cuba e, quando ti trovi in quei luoghi, la respiri, letteralmente, ogni giorno: persino l’aria, attraversata da quelle note, da quei ritmi, da quei canti, ornata da quei balli, ha qualcosa di particolare; io, nell’ascoltare quelle espressioni musicali, avvertivo, perfino, un odore che non ho più trovato in nessuno dei posti e dei Paesi che ho visitato finora. Sì, a Cuba, anche la musica è qualcosa che ti abbraccia, che ti conquista, che ti porta all’estasi: essa è assimilabile a un bacio passionale, un bacio che non passa e che mi fa trepidare ancora oggi … Ecco, quelle sensazioni, le sensazioni che avevo lasciato, in una notte di fine ottobre del 2002 all’aeroporto “José Martí” de L’Avana, al momento di salire sull’aereo della Blue Panorama che mi avrebbe riportato in Italia – non prima di avermi offerto, subito dopo il decollo, una vista, dall’alto, mozzafiato della Capitale by night -, hanno nuovamente attraversato i miei sensi ieri sera, a Cerisano, nei Giardini Superiori di Palazzo Sersale, ove è andato in scena il concerto, o meglio, lo spettacolo “Besame Cuba”, con l’Orchestra Sinfonica Brutia, che, tra un sorso di rum, un pezzo di cioccolata e una boccata di “Cohiba”, ha donato, al pubblico presente, alcuni tra i motivi più celebri e caratterizzanti della tradizione musicale cubana. Diretta dal Maestro Francesco Perri, il quale, in apertura, ha ricordato il dramma dell’embargo poco fa menzionato, l’Orchestra è riuscita a regalare una serata di straordinaria gradevolezza, resa perfetta dalla tipica frescura di Cerisano, che ha permesso agli astanti di apprezzare pienamente il tepore sublime che quella musica riesce a inoculare anche nell’animo più refrattario a lasciarsi rapire dal sommo linguaggio universale. Un affiatato corpo di ballo e la suadente voce di una bravissima e splendida Alessia D’Andrea hanno dato un esotico tocco di classe a un concerto coinvolgente, con musicisti eccellenti e arrangiamenti accattivanti. Ieri sera, mentre quegli artisti ci offrivano una stupenda conclusione con “Guantanamera”, per un attimo, mi sono trovato nuovamente a passeggio, la sera, per Santiago e in giro, al mattino, per L’Avana, a bordo di un “taxi particular” … Troppo bello! Grazie per il regalo che ci avete fatto e complimenti: in attesa di tornarci, voi, care maestre e cari maestri, siete riusciti a portare nel nostro giardino di casa, attraverso un ponte di note capace di unire la Sierra Maestra, le Serre Cosentine e l’Altopiano della Sila – che ha fatto da sfondo, in una fresca serata estiva, alla vostra eccellenza -, il sole, la luce, il bacio e il sogno dell’orgoglio, della bellezza e della passione … E ho percepito, ancora una volta, quell’odore … Sì, l’odore della mia Cuba …