Un pomeriggio di routine si è trasformato in un caso che scuote l’intera provincia di Vibo.
Due uomini della Guardia Costiera di Vibo Valentia, il 2° capo aiutante Piero Conforti e il sottocapo aiutante Giovanni Grande, sono stati aggrediti con calci e pugni da due soggetti intercettati a bordo di una moto d’acqua che sfrecciava sotto costa a Briatico, tra i bagnanti atterriti. Un episodio che, al di là della cronaca, rappresenta un attacco diretto a chi indossa la divisa e lavora per garantire sicurezza.
L’aggressione in mare
Tutto è accaduto intorno alle 15.30 di domenica, quando la Sala operativa della Capitaneria di Porto ha ricevuto la segnalazione di bagnanti preoccupati per una moto d’acqua che zigzagava a forte velocità tra i lidi. Intervenuto un gommone con i due sottufficiali, il controllo documentale è degenerato in un vero pestaggio: i due occupanti sono saliti a bordo e hanno colpito i militari con calci e pugni, prima di fuggire in mare con l’aiuto di una seconda imbarcazione.
L’inseguimento e l’arresto
Grazie alla pronta reazione della Guardia Costiera e al supporto del Roan della Guardia di Finanza, i fuggitivi sono stati intercettati e scortati fino al porto di Vibo Marina, dove erano già schierati gli agenti della Polizia di Stato. Qui è scattato l’arresto in flagranza di uno degli aggressori, accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’altro, pur non avendo materialmente colpito i militari, avrebbe fornito supporto alla fuga.
Ferite e indagini
Le conseguenze sono gravi: entrambi i militari sono stati trasferiti in ospedale per accertamenti e uno di loro è ancora ricoverato per le lesioni riportate. Sul fronte investigativo, la Procura di Vibo Valentia ha affidato le indagini congiunte a Squadra Mobile, Guardia Costiera e Guardia di Finanza, con l’obiettivo di identificare non solo gli autori materiali, ma anche chi li ha aiutati a sfuggire ai controlli nell’immediatezza.
La visita in ospedale e la condanna istituzionale
La gravità dell’episodio ha spinto la prefetta di Vibo Valentia Anna Aurora Colosimo e il comandante della Capitaneria di Porto Guido Avallone a recarsi in ospedale per incontrare i due sottufficiali feriti. Parole dure e inequivocabili quelle delle istituzioni.
“Mi sento di condannare il vile atto commesso a danno di uomini che lavorano per lo Stato. È un gesto che non può essere giustificato in alcun modo. Continueremo a lavorare con ancora più determinazione, perché lo Stato non si lascia intimidire”, ha affermato il comandante della Capitaneria dopo la visita.
A fare eco la prefetta: “Questo episodio denota non solo criminalità comportamentale, ma anche una sottocultura inaccettabile. Il rispetto per le istituzioni dovrebbe far parte del nostro DNA. A loro va la nostra solidarietà, al loro coraggio e al loro valore. Lo Stato non arretra e continueremo a potenziare i controlli, perché non possiamo permettere che simili episodi si ripetano”.
La reazione dello Stato
La riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata poche ore prima dell’aggressione, ha già tracciato la linea: azioni di rafforzamento dei controlli e coordinamento tra forze dell’ordine. Il messaggio è chiaro: nessuna tolleranza per chi alza le mani contro uomini e donne in divisa.



