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La realtà del pronto soccorso di Locri: un diritto alla salute dimenticato

Una giornata al pronto soccorso può diventare un’esperienza difficile, specialmente in una struttura che lotta contro la mancanza di risorse.

Questo è il quadro che emerge da un recente post su Facebook di un paziente che ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso di Locri. Il suo resoconto dipinge un quadro di abnegazione professionale in una realtà di abbandono istituzionale.

Con una media di oltre 50 pazienti in carico, il personale medico e infermieristico si trova ad operare in condizioni a dir poco proibitive. Il primario, tre medici e quattro infermieri, pur dimostrando un notevole senso del dovere e professionalità, sono costretti a fare i conti con una situazione di grave carenza strutturale.

La testimonianza più sconvolgente riguarda l’arrivo di un giovane di 24 anni, vittima di un incidente in moto, che a causa della mancanza di barelle disponibili ha dovuto essere adagiato a terra per ricevere le prime cure.

Questo episodio non è un caso isolato, ma l’ennesima prova di una sanità calabrese che continua a essere un miraggio per i cittadini. La mancanza di attrezzature essenziali, come barelle e lettini, non solo compromette la dignità del paziente ma mette a rischio la sua stessa sicurezza e la possibilità di ricevere cure adeguate.

La situazione del pronto soccorso di Locri è un chiaro segnale che il diritto alla salute, un pilastro fondamentale di ogni società civile, in Calabria rimane un obiettivo lontano. L’abnegazione e l’eroismo del personale sanitario non possono e non devono sopperire alle mancanze strutturali e all’inerzia di chi ha il compito di garantire un sistema sanitario efficiente e dignitoso per tutti.