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“Reddito di dignità? I soldi ci sono”, il consigliere regionale Lo Schiavo smonta la propaganda del centrodestra

Il reddito sociale regionale, o “reddito di dignità”, è un sussidio temporaneo che si affiancherebbe all’assegno nazionale di inclusione, con l’obiettivo di offrire un sostegno economico ai nuclei più fragili in cambio di attività di pubblica utilità.

Uno strumento non assistenzialistico, ma collegato a politiche attive del lavoro, che alcune Regioni – come la Toscana – stanno già valutando di finanziare con le risorse del Fondo Sociale Europeo.

In Calabria, però, la proposta ha aperto il dibattito politico. Da un lato c’è chi sostiene che manchi la copertura finanziaria, dall’altro chi richiama i fondi già disponibili nei bilanci regionali e poco utilizzati. Tra questi il consigliere Antonio Lo Schiavo, che osserva: “Ogni volta che si discute di proposte per aiutare i soggetti deboli o svantaggiati, la destra ha il classico riflesso condizionato: dice che non ci sono soldi”.

I fondi già ci sono, ma non vengono spesi

Lo Schiavo mette i numeri sul tavolo. “Nel bilancio di previsione 2025 ci sono 342 milioni di euro sotto la voce ‘fondi e accantonamenti’, soldi che la Regione non ha speso per la fine anticipata della legislatura”.
E non è tutto. “Il consuntivo 2024 registra 242 milioni di cassa per le politiche attive del lavoro, dei quali solo 126 impegnati, e 74 milioni di economie. Fondi che la Regione non riesce a spendere – non da ieri ma ogni anno – e che rischia di dover restituire all’UE”.

La destra e il “no” ideologico al welfare

Per Lo Schiavo, il problema è politico, non tecnico: “Altro che maggiori imposte a cittadini e imprese, come dice la destra. La verità è che i soldi ci sono, ma non si vogliono usare per i più deboli”. Un atteggiamento coerente con altre scelte del governo nazionale: “Hanno azzerato il fondo nazionale per le locazioni a favore dei non abbienti, non hanno indicizzato le pensioni minime al costo della vita e pensano di accreditare strutture sanitarie private sottraendo posti letto agli ospedali pubblici”.

Dignità contro propaganda

Per il consigliere regionale, la posta in gioco è chiara: “Il reddito di dignità non è assistenzialismo, ma un ponte tra fragilità e reinserimento sociale. Non usarlo significa buttare via risorse europee e negare diritti fondamentali ai calabresi”.