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Vibo Marina ostaggio dei serbatoi: Meridionale Petroli chiede 20 anni di proroga

La Meridionale Petroli S.r.l. ha chiesto un rinnovo ventennale della concessione demaniale sul porto di Vibo Marina: 26mila metri quadrati di demanio marittimo, un canone da 174mila euro l’anno e l’orizzonte del 2045. Ma i tempi delle proroghe “automatiche” sono finiti. Il Codice della Navigazione e le norme europee impongono un avviso pubblico, con 45 giorni per presentare osservazioni, opposizioni o domande concorrenti. Un principio chiaro: niente privilegi, gara aperta e criteri di trasparenza.

I criteri della gara: non solo soldi

La partita non si gioca soltanto sul canone. L’Autorità Portuale valuterà anche programmi di investimentopiani ambientalisicurezza dei lavoratori e soprattutto la tutela dei posti di lavoro: il mantenimento dell’occupazione vale da solo 35 punti su 100. Chi prometterà più occupazione e più tutele avrà più chance. Ma resta il nodo: Vibo Marina deve ancora vivere sotto l’ombra dei serbatoi?

Ambiente e sicurezza: la ferita aperta

Il deposito costiero è da decenni un corpo estraneo nel cuore del porto. Troppo vicino alle abitazioni, troppo ingombrante per una città che sogna il turismo. Negli anni non sono mancate proteste, timori per la sicurezza e persino una richiesta di delocalizzazione votata all’unanimità dal Consiglio comunale. Ma l’avviso in Gazzetta ignora questa prospettiva: il futuro contemplato è ancora e solo quello dei carburanti.

Ombre e sequestri giudiziari

Il deposito della Meridionale Petroli non è un impianto qualunque. Solo pochi mesi fa è finito sotto sequestro per inquinamento e violazioni ambientali, dopo precedenti contestazioni sulla sicurezza risalenti al 2015. Elementi che, in teoria, avrebbero potuto portare a una revoca della concessione per mancanza di rapporto fiduciario. Oggi, invece, si parla di un rinnovo ventennale quasi “senza colpo ferire”.

L’avviso che divide: la firma di Agostinelli

Il 19 luglio 2025, in Gazzetta Ufficiale, compare l’avviso. Curiosamente, porta la firma dell’ex presidente Andrea Agostinelli, nonostante oggi l’Autorità sia guidata dal commissario Paolo Piacenza. Un dettaglio che lascia più di un’ombra. Non solo: il testo integrale dell’avviso è stato reso pubblico solo il 22 agosto, riducendo di fatto i tempi per presentare osservazioni.

Le promesse mancate e l’articolo 34

Il sindaco Enzo Romeo aveva garantito che ci sarebbe stato spazio per progettualità alternative. Ma nell’avviso non ce n’è traccia. Il Comune potrebbe ancora giocarsi la carta dell’articolo 34 del Codice della Navigazione, riservandosi l’area per interesse pubblico diverso. Ma il tempo stringe e la sensazione diffusa è che si stia andando verso un colpo di spugna sulle ambizioni turistiche della città.

Il futuro del porto: industria o turismo?

La scelta è cruciale: rinnovare la concessione significherebbe consolidare la funzione industriale del porto; respingere la domanda o aprire a un nuovo soggetto significherebbe, invece, cambiare rotta verso un futuro turistico e sostenibile.
La decisione dell’Autorità Portuale non sarà solo tecnica, ma politica: in gioco ci sono i posti di lavoro, la sicurezza ambientale e il destino di una città che da anni sogna di liberarsi dall’etichetta di “porto dei carburanti”.

Un appello alla città

I prossimi mesi saranno decisivi. Associazioni, imprenditori e cittadini hanno ora l’occasione di battere un colpo: presentare osservazioni, alternative e proposte concrete. Perché se la voce di Vibo Marina resterà muta, il rischio è che il passato industriale chiuda per altri vent’anni ogni porta al futuro.