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Un dramma irrisolto lungo 47 anni: il ricordo di Mariangela Passiatore, vittima della ‘ndrangheta

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha scelto di ricordare Mariangela Passiatore, una donna milanese di 44 anni, la cui vita fu brutalmente spezzata a causa di un sequestro di persona.

Il 28 agosto 1977, nella sua casa estiva a Brancaleone, nella Locride, cinque uomini armati e incappucciati fecero irruzione e la trascinarono via. Per dieci chilometri, la donna fu costretta a camminare in una zona impervia fino alle pendici dell’Aspromonte. Da quel momento, di lei non si seppe più nulla. Nonostante le richieste di riscatto e i tentativi di mediazione, anche da parte di amici come Giulio Cotroneo, anch’egli assassinato, ogni trattativa fallì.

Il suo corpo non fu mai ritrovato e per decenni il caso rimase un mistero, segnando la famiglia e l’opinione pubblica con un dolore senza risposte. Le indagini e i processi non portarono a nessuna verità, ma solo ad assoluzioni e sospetti.

Una verità agghiacciante, emersa dopo quasi cinquant’anni

La svolta in questa vicenda è arrivata solo decenni dopo, con l’operazione antimafia “Millenium“. Le intercettazioni hanno portato alla confessione di Michele Grillo, uno dei rapitori, che ha svelato la terribile fine di Mariangela. Grillo ha ammesso che la donna fu uccisa a bastonate perché era considerata “troppo nervosa”, fragile e affetta da problemi cardiaci. Una verità cruda e brutale, che ha confermato i timori della famiglia, ma che non ha restituito piena giustizia alla vittima.

La storia di Mariangela Passiatore è emblematica di un’epoca drammatica per l’Italia, segnata dai sequestri di persona che divennero una fonte di arricchimento per le organizzazioni mafiose, seminando terrore e impotenza.

La memoria come strumento di giustizia

Il Coordinamento Docenti dei Diritti Umani ritiene fondamentale non dimenticare la storia di Mariangela e intende farla diventare un simbolo della lotta per la legalità e i diritti umani. L’associazione invita le scuole a dedicare momenti di riflessione a questa vicenda, affinché non sia solo una pagina di cronaca nera, ma una testimonianza del prezzo pagato da innocenti.

Ricordare Mariangela, sottolinea il comunicato, significa ribadire che la legalità è un impegno quotidiano e che la memoria, se coltivata, può trasformare il dolore in speranza e il silenzio in giustizia.