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“Polveri tossiche nell’aria e controlli insufficienti”: il Comitato “Fuori i veleni” accusa il sindaco di Crotone

Nuovo scontro a Crotone sul tema della bonifica dell’area industriale. Il Comitato “Fuori i veleni. Crotone vuole vivere” ha replicato con durezza alle dichiarazioni del sindaco Vincenzo Voce, accusandolo di assumere un atteggiamento contraddittorio e poco incisivo nella difesa della salute pubblica.

“Il primo cittadino – scrive il Comitato – non può limitarsi a fare da portavoce delle rassicurazioni di Eni, ma ha il dovere istituzionale di garantire che la sicurezza venga certificata dall’Arpacal e non da valutazioni personali”.

Il nodo della tendostruttura mai installata

Il Comitato richiama il PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), secondo cui nell’area avrebbe dovuto essere installata una tendostruttura ignifuga con serrande elettriche per contenere la dispersione delle polveri. “Perché non è stata installata la tendostruttura prevista?”, chiede il Comitato, evidenziando che i nebulizzatori, senza copertura, risultano inefficaci poiché l’acqua viene dispersa dal vento.

Un video realizzato dal componente Giovanni Monte, citato nella nota, mostrerebbe chiaramente la dispersione delle particelle nell’aria, confermando – secondo gli attivisti – i timori già sollevati dall’ex presidente della Regione, Mario Oliverio.

La questione dei controlli

Non manca un affondo sulla responsabilità istituzionale del sindaco. Secondo il Comitato, Voce avrebbe scaricato sui controllori la verifica delle condizioni di sicurezza, senza però garantire che gli stessi organi abbiano risorse adeguate. “Se i controlli dell’Arpacal – osservano gli attivisti – sono bloccati dal mancato potenziamento del personale tecnico-scientifico, la sicurezza è compromessa alla radice. Le centraline da sole non bastano: senza chi le monitora diventano strumenti inutili”.

La salute prima di tutto

La nota del Comitato si chiude con un appello: “La salute dei cittadini e dei lavoratori viene prima di tutto. La mancanza della tendostruttura prevista dal PAUR e il sottorganico dell’Arpacal rappresentano una grave inadempienza che non può essere ignorata”. La polemica accende nuovamente i riflettori sulla gestione delle bonifiche nel crotonese, una questione che da anni alimenta tensioni tra comitati, istituzioni e società responsabili degli interventi.