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Calabria: colpo di scena elettorale, Mimmo Lucano incandidabile per le regionali

Un’inaspettata svolta ha scosso la campagna elettorale in Calabria, dove l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, figura di spicco della sinistra e neoeletto al Parlamento europeo, è stato dichiarato incandidabile per le prossime elezioni regionali.

La decisione, arrivata come una doccia fredda dalla Corte d’Appello di Catanzaro, si basa sull’applicazione della Legge Severino, in un contesto già acceso da polemiche e tensioni politiche.

La candidatura di Lucano era stata ventilata per mesi, trasformandosi poi in realtà dopo un post della candidata di AVS, Donatella Di Cesare, che aveva scatenato un’ondata di critiche da parte del centrodestra, in particolare da Fratelli d’Italia. La Di Cesare, docente universitaria e originaria di Siderno, era stata presa di mira per un post in memoria della brigatista rossa Barbara Balzerani.

La scelta di candidarsi di Lucano, motivata proprio da quello che ha definito un “linciaggio” mediatico nei confronti della Di Cesare, era stata accolta con grande entusiasmo nell’area di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), che lo aveva schierato come capolista nella circoscrizione Sud (Reggio Calabria) a sostegno di Pasquale Tridico per la presidenza della Regione.

Tuttavia, il percorso politico di Lucano non è esente da ostacoli giudiziari. L’ex sindaco ha una condanna definitiva per falso ideologico con pena sospesa a un anno e sei mesi, oltre a un contenzioso in attesa di decisione, slittata a gennaio 2026, sulla decadenza da sindaco di Riace. È proprio la condanna definitiva a rappresentare la base giuridica per l’incandidabilità.

La Corte d’Appello di Catanzaro, in applicazione dell’articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235, noto come Legge Severino, ha stabilito che Lucano non può essere candidato a causa di una condanna definitiva per un reato “commesso con abuso dei poteri o violazione dei doveri pubblici”, anche se la pena inflitta supera di poco i sei mesi.