Chi gestisce il potere non vuole essere criticato, quindi meno notizie ci sono e meglio è. È questa la frase che rimane stampata nella platea gremita della Festa del Fatto, che ieri ha accolto con un’autentica ovazione Nicola Gratteri.
Il procuratore di Napoli non ha usato sfumature, puntando il dito contro una serie di riforme che, a suo dire, rischiano di minare alla radice il giusto processo e la tutela delle vittime. Intervistato dai giornalisti Marco Lillo e Valeria Pacelli, Gratteri ha parlato senza reticenze, tra applausi e un clima da tutto esaurito.
La separazione delle carriere: “Un danno per i cittadini”
Sulla riforma costituzionale che punta a separare giudici e pm, Gratteri è stato categorico: “Il nostro stipendio resterà uguale, non cambia nulla per noi. Ma per i cittadini sì, perché si tratta di un attacco al cuore del giusto processo. Nei Paesi dove la separazione esiste, il pm è sotto l’esecutivo e il ministro decide quali reati perseguire”.
L’esempio che ha fatto calare il gelo in sala è chiaro: “Domani potrebbero dirci che la priorità sono le truffe online e non la corruzione o la mafia. È questo che vogliono?”. Da qui l’annuncio: il procuratore farà campagna attiva per il No al referendum, “in ogni sede, fino a 48 ore prima del voto”.
L’abolizione dell’abuso d’ufficio: “Un regalo ai potenti”
Il magistrato ha poi attaccato la scelta del ministro Carlo Nordio di abolire il reato di abuso d’ufficio, definendolo “il delitto tipico dei colletti bianchi”. Con l’ironia che spesso accompagna le sue analisi, ha aggiunto: “Se il criterio è abolire i reati con poche condanne, allora prendiamo il codice penale, partiamo dall’articolo 1 e cancelliamolo tutto. Diventerà sottile come la guida turistica di Gerace, il mio paese”. Una battuta amara che sottolinea, secondo Gratteri, la deriva di una politica giudiziaria attenta più agli interessi dei potenti che ai diritti dei cittadini.
I bavagli alla cronaca: “Un’involuzione democratica”
Durissimo anche il giudizio sulle cosiddette leggi-bavaglio, volute prima da Cartabia e ora confermate da Nordio. “Grazie a queste norme – ha detto – abbiamo perso 12 posizioni nelle classifiche sulla libertà di stampa, ci sono Paesi africani che stanno meglio di noi”. Il riferimento è al divieto per i pm di fornire informazioni e per i giornalisti di citare le ordinanze di arresto tra virgolette. “Chi gestisce il potere non vuol essere criticato, quindi meno notizie ci sono e meglio è. È un’involuzione democratica”.
Lezioni di Mafie: il nuovo impegno televisivo
Non solo polemiche politiche. Gratteri ha difeso con forza la sua partecipazione al nuovo programma di La7, “Lezioni di Mafie”, dopo che alcuni esponenti del governo l’avevano definita “inopportuna”. “Dal 1989 utilizzo le mie ferie per andare a parlare nelle scuole. Questa volta lo faccio con le telecamere. Dov’è lo scandalo?”. Il procuratore ha chiarito che non percepirà alcun compenso, che non parlerà mai di processi in corso o di fascicoli di cui si occupa direttamente, ma solo del fenomeno mafie.
Il ciclo, ispirato alla storica trasmissione ideata da Falcone e La Volpe nel 1991, prevede quattro puntate: si partirà con “Il potere della ’Ndrangheta”, dedicata all’organizzazione calabrese diventata multinazionale del crimine; si passerà poi a “Camorra Social Club”, per raccontare come i clan napoletani abbiano saputo sfruttare i social network; quindi “Cocaina, l’oro bianco”, viaggio dalle selve colombiane alle piazze italiane; infine “Il Cyber Padrino”, dedicato alle mafie digitali tra dark web e criptovalute.
Un impegno che conferma la cifra di Gratteri: parlare di mafia a viso aperto, senza giri di parole, perché – come ripete spesso – “se non raccontiamo la realtà, vince il silenzio”.



