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Un meteorite è caduto a Scalea: “Ha 4,5 miliardi di anni, viene dalla fascia degli asteroidi”

Nel tardo pomeriggio di un giovedì di settembre 2025, è stata diffusa la notizia di un evento straordinario che era rimasto segreto per diversi mesi: la caduta di un meteorite in Calabria, vicino a Scalea.

Questa scoperta, la 48esima di questo tipo in Italia negli ultimi 500 anni, ha un valore scientifico inestimabile.

Un frammento di 4,5 miliardi di anni

L’impatto del meteorite è avvenuto alcuni mesi prima dell’annuncio ufficiale, e la notizia è stata tenuta riservata per consentire al team di scienziati coordinato dal mineralogista Vanni Moggi Cecchi del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze di analizzare il frammento.

L’oggetto, che misura circa 7×4 centimetri e pesa 189 grammi, è stato classificato come una condrite ordinaria, una delle tipologie più comuni di meteoriti.

Nonostante la sua apparente normalità, il frammento è di grandissimo interesse scientifico. Secondo Moggi Cecchi, l’analisi ha confermato che il meteorite proviene direttamente dalla fascia principale degli asteroidi e ha un’età stimabile di circa 4,5 miliardi di anni, la stessa del Sistema Solare.

Questo lo rende un “campione primitivo” che può fornire informazioni cruciali sulla composizione originaria del nostro sistema planetario e, di conseguenza, sulle origini della Terra stessa.

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Un tesoro per la scienza

L’eccezionalità di questo ritrovamento risiede nella sua rarità per il nostro Paese. Anche se a livello globale si sente spesso parlare di meteoriti, in Italia le cadute accertate sono estremamente rare. Con quella di Scalea, gli esemplari censiti in mezzo millennio salgono a 48, rendendo ogni scoperta un evento scientifico di grande rilievo.

Il frammento, una volta completate tutte le verifiche e le classificazioni internazionali, verrà ufficialmente inserito nella lista dei meteoriti italiani e sarà accessibile alla comunità scientifica internazionale, diventando così un patrimonio condiviso per la ricerca e lo studio. Una sua sezione sarà conservata a Firenze, arricchendo il patrimonio del Museo di Storia Naturale dell’Università