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“Mio padre ha combattuto il sistema”: le frasi shock e surreali del figlio di Totò Riina

Giuseppe Salvatore Riina, figlio del capo di Cosa Nostra Totò Riina, è tornato a far discutere.

Ospite del Lo Sperone Podcast, ha sostenuto che il padre non avrebbe mai ordinato l’omicidio di Giovanni Falcone. Una ricostruzione che contraddice in pieno le sentenze definitive dello Stato italiano.

Secondo Riina jr., al tempo delle stragi il magistrato “non dava più fastidio alla mafia, ma ad altri poteri dietro le quinte”. Ha poi aggiunto che Totò Riina “non ha mai ordinato la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo”, il bambino rapito e ucciso brutalmente nel 1996.

Attacco all’antimafia

Nel corso dell’intervista, Riina jr. ha anche puntato il dito contro il fronte antimafia, definendolo “un carrozzone di facciata, fatto di finti eroi e personaggi in cerca di visibilità”. Un attacco che ha immediatamente suscitato indignazione.

Il passato giudiziario

Giuseppe Salvatore Riina ha scontato una pena di otto anni per associazione mafiosa. Tornato a vivere in Sicilia, in più occasioni ha rilasciato dichiarazioni controverse, difendendo la figura del padre e sostenendo che fosse “un uomo serio e onesto”.

Le reazioni: “Memoria infangata”

Durissima la replica del presidente della Commissione Regionale Antimafia, Antonello Cracolici: “Non sentivamo il bisogno di ascoltare le opinioni del figlio di Totò Riina, convinto di spiegarci che uomo buono fosse suo padre. Non offenda la nostra terra.”

Cracolici ha ricordato che le responsabilità di Riina nelle stragi del ’92 e in numerosi delitti di mafia sono state sancite da sentenze irrevocabili: “La verità storica e giudiziaria non può essere riscritta da chi tenta di riabilitare un boss sanguinario.”

Un dibattito aperto

Le frasi di Riina jr. riportano in primo piano un nodo irrisolto: come gestire le dichiarazioni pubbliche dei familiari dei boss, tra libertà di parola e il rischio di diffondere narrazioni negazioniste che offendono la memoria delle vittime.

Una questione che divide, ma che riafferma con forza l’urgenza di custodire la verità storica e il rispetto per chi ha pagato con la vita la lotta alla mafia.