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Sanità in Calabria a due velocità: ambulanze solo a Cosenza, il resto della regione può aspettare

La sanità calabrese, terreno fertile di contraddizioni e disuguaglianze, conosce un nuovo cortocircuito. 

L’Azienda Zero, istituita nel 2021 con l’obiettivo dichiarato di razionalizzare e rendere più efficiente il sistema, si trova al centro di una vicenda che racconta di una Calabria spaccata in due: da una parte i cittadini della provincia di Cosenza, già coperti da convenzioni firmate e operative; dall’altra il resto della regione, in attesa di capire chi garantirà i soccorsi in caso di emergenza.

Percorso tortuoso

Sul fronte dell’emergenza-urgenza, ad occuparsi delle procedure di affidamento del servizio di trasporto sanitario è stata l’Asp di Cosenza, per conto di Azienda Zero. Il percorso amministrativo si è sviluppato tra determine, manifestazioni di interesse e convocazioni, fino alla data del 15 luglio 2025, quando nella Sala Operativa 118 di Cosenza le Organizzazioni di Volontariato (ODV) sono state convocate per l’attribuzione dei punteggi. Il passo conclusivo è arrivato con la determinazione n. 1863 del 24 luglio 2025, con l’aggiudicazione ufficiale del servizio alle associazioni vincitrici.

Il paradosso delle firme

L’11 settembre 2025 le ODV assegnatarie vengono convocate per la firma dei contratti. La sottoscrizione avviene regolarmente, con la controfirma pochi giorni dopo da parte della Direzione Generale. Ma c’è un dettaglio: solo le ODV della provincia di Cosenza hanno potuto firmare. Le associazioni delle altre province — Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e Reggio Calabria — inizialmente convocate, ricevono una rettifica: la chiamata era stata un “errore di convocazione”. Risultato? Nessuna firma, nessuna convenzione, nessuna certezza.

Calabria spaccata in due

La fotografia attuale è surreale: a Cosenza le ODV hanno i contratti già firmati, con garanzia di operatività; nelle altre province restano ambulanze ferme, proroghe mai confermate, cittadini nell’incertezza. Quello che doveva essere un sistema unico ed equo si è trasformato, nei fatti, in un modello che offre copertura sanitaria solo ad una parte della popolazione regionale.

Le domande senza risposta

Perché le ODV di Catanzaro, Vibo, Crotone e Reggio non hanno potuto firmare contestualmente? Perché le comunicazioni ufficiali si sono limitate a parlare di “errore di convocazione” senza fornire chiarimenti? Chi risponderà ai calabresi rimasti senza convenzioni attive, mentre i soccorsi rischiano di essere compromessi?