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Studente disabile, assistenza negata a scuola. Famiglia di Catanzaro diffida il Comune: “Ignora le sentenze del Tribunale”

Da tre anni una famiglia di Catanzaro è costretta a chiedere al giudice ciò che la legge garantisce: il diritto all’inclusione scolastica di un minore con disabilità grave.

Il Piano Educativo Individualizzato quantifica in 30 ore il fabbisogno di assistenza specialistica OEPAC; il Comune, però, comunica alla scuola un pacchetto “irrisorio” di ore, inferiore al minimo indispensabile per rendere effettivi istruzione, educazione e integrazione.

È la fotografia contenuta nell’atto stragiudiziale di significazione e diffida firmato dall’avv. Marco Tavernese, che parla di condotta «reiterata e illegittima».

Le sentenze già vinte e la “multa” per i ritardi

Nel marzo 2024 il Tribunale di Catanzaro ha accolto il ricorso d’urgenza, ordinando all’Ente di dare piena attuazione al PEI; a giugno lo stesso Tribunale, in composizione collegiale, ha respinto il reclamo del Comune, confermando l’obbligo di copertura integrale.

La stagione successiva si è chiusa con una nuova condanna: piena copertura oraria e, vista la recidiva, 100 euro al giorno ex art. 614-bis c.p.c. per ogni futuro inadempimento. Nonostante ciò, all’avvio dell’anno scolastico 2025/26 l’assegnazione è totalmente assente. Sono fatti ricostruiti negli atti giudiziari e nella diffida, oggi al centro di un caso che ha avuto eco nazionale.

OEPAC non è un favore: è un obbligo

Nella diffida si ribadisce che l’assistenza OEPAC non è una «concessione» comprimibile dai vincoli di bilancio, ma un diritto soggettivo perfetto quando il PEI ne certifica la necessità. La norma di riferimento è la Legge 104/1992, letta alla luce degli articoli 3, 34 e 38 della Costituzione, che impongono agli enti locali di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena partecipazione alla vita scolastica.

Tradotto: niente graduatorie discrezionali sui diritti fondamentali, nessun rinvio a procedure di gara che arrivano a ottobre/novembre, nessun invio “a spizzichi” di personale a gennaio/febbraio. È questo il cuore della contestazione.

La diffida: cinque giorni per ripristinare le 30 ore

L’atto notificato a Palazzo De Nobili intima al Comune di assegnare 30 ore settimanali in linea con il PEI, entro cinque giorni dalla ricezione, con comunicazione immediata alla difesa della famiglia.

In mancanza, l’avvocatura annuncia nuove azioni in sede civile e, se del caso, iniziative per l’accertamento di profili di responsabilità amministrativo-contabile e perfino penale a carico di chi, per inerzia o scelta, dovesse perseverare nell’inottemperanza.

Il danno che non si vede: tempo perso e diritti compressi

Dietro le carte c’è la vita quotidiana: ore senza operatore educativo, giornate scolastiche monche, genitori costretti a riorganizzare lavoro e famiglia, un ragazzo privato della continuità che serve per crescere insieme ai compagni.

È il motivo per cui, già lo scorso anno, il giudice ha legato l’adempimento a una sanzione giornaliera: rendere effettivi i diritti significa anche dare tempo e stabilità. Non è una clausola retorica: lo spiega, nero su bianco, il provvedimento che ha sanzionato i ritardi e la cronaca nazionale che ha acceso i riflettori sul caso.

Cosa resta da fare, subito

La vicenda impone una scelta chiara: attuare le sentenzecoprire integralmente le 30 ore, garantire continuità dall’inizio dell’anno scolastico e non a metà stagione. Altrimenti la battaglia legale ripartirà, con costi economici per la collettività e costi umani per chi ogni mattina entra in classe. A Catanzaro il diritto allo studio non può ridursi alla variabile dipendente di capitoli di spesa e di bandi fuori tempo massimo. È una questione di legalità e di dignità.