La Corte dei Conti ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio una serie di rilievi sulla delibera Cipess del 6 agosto, che pone le basi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Secondo i magistrati contabili, il provvedimento presenta criticità su più fronti, a partire dall’assenza di una motivazione completa che giustifichi le determinazioni assunte dal comitato interministeriale.
Nel documento – sei pagine rivolte al Dipartimento Dipe – si sottolinea come la delibera appaia “più come una ricognizione” che come una vera e propria valutazione degli atti. La richiesta formale inviata da viale Mazzini impone ora a Palazzo Chigi di fornire risposte entro 20 giorni, termine oltre il quale la Corte potrà deliberare “allo stato degli atti”.
Dubbi su iter, atti e trasparenza
Tra i nodi principali segnalati dalla Corte figurano le modalità di trasmissione degli atti – con link a siti esterni – e le perplessità sulla tempistica di approvazione del terzo atto aggiuntivo al contratto. Viene richiesta inoltre una valutazione sull’efficacia della delibera del Consiglio dei ministri del 9 aprile, che aveva dichiarato il Ponte “opera di interesse pubblico” legata alla salute, sicurezza e ambiente.
Il documento fa riferimento anche all’interlocuzione in corso con la Commissione Europea, dopo un’informativa dell’11 giugno da parte della Rappresentanza permanente d’Italia a Bruxelles. Un passaggio che, secondo la Corte, necessita di aggiornamenti puntuali.
Disallineamenti economici e stime di traffico
Tra gli aspetti economici più critici emerge il disallineamento tra il costo stimato dalla società Kpmg (10,48 miliardi di euro) e quello approvato nel quadro economico (10,50 miliardi). Anche sulle stime di traffico, redatte dalla società TPlan Consulting, si chiedono chiarimenti sull’affidabilità dei dati e sulla modalità di selezione della società incaricata.
Le opposizioni: “Bocciatura netta, Governo chiarisca”
Le reazioni delle forze di opposizione non si sono fatte attendere. Per diversi esponenti parlamentari si tratta di una vera e propria bocciatura tecnica al progetto voluto dal Governo e dal Ministero delle Infrastrutture.
Secondo alcuni deputati, le osservazioni della Corte dei Conti mettono in discussione “l’impianto stesso del progetto”, evidenziando criticità economiche, ambientali e legali. Al centro del dibattito anche il ricorso alla delibera IROPI (motivi imperativi di interesse pubblico), vista come uno strumento per aggirare vincoli ambientali.
Il nodo trasparenza e il pressing sul governo
Le critiche puntano anche alla mancata trasparenza della società Stretto di Messina, accusata di aver negato l’accesso ai documenti richiesti da alcuni parlamentari. Le opposizioni chiedono ora che tutti gli atti secretati vengano resi pubblici, e che si apra un confronto parlamentare ampio e dettagliato su un’opera dal costo stimato di 13,5 miliardi di euro.
Cresce, infine, il pressing politico affinché il governo fornisca spiegazioni puntuali, alla luce della rilevanza strategica, economica e ambientale del progetto, e della necessità di garantire piena legalità e trasparenza nell’uso delle risorse pubbliche.



