Si allarga la frattura tra i palazzi del potere e le comunità locali in merito alle scelte di sviluppo economico ed energetico. Una presa di posizione netta denuncia come la gestione politica attuale si stia trasformando in una struttura distante dai bisogni reali del corpo sociale, rispondendo prevalentemente a logiche di finanza globale e gruppi multinazionali.
In questo contesto, la proliferazione dei decreti sicurezza viene letta come uno strumento volto a tutelare le grandi opere e l’estrazione di risorse, a scapito del diritto costituzionale al dissenso e al dibattito pubblico. La critica evidenzia come le mobilitazioni di massa e le opposizioni territoriali segnalino la richiesta di una transizione energetica differente: non calata dall’alto e dannosa per l’ambiente, ma democratica, a consumo di suolo zero e integrata con le specificità dei luoghi.
“La politica dei politicanti sembra non accorgersi della crepa in rapida espansione che sta togliendo un po’ di muffa al clima sociale imperante, retto finora da una propensione alla conformità, all’adeguamento a quanto va per la maggiore, all’accettazione passiva di tutto. I mestieranti della politica, ridotti al vile ruolo di cinghia di trasmissione dei voleri delle più predatorie bande finanziarie e dei desideri di altrettanto implacabili e potenti multinazionali, stanno protervi nelle personali torri d’avorio, convinti della ormai definitiva eliminazione della democrazia, ridotta a un macabro guscio vuoto, e di potersi rapportare senza pagare dazio soltanto alle loro ristrette clientele e ai loro padroni e mai al corpo sociale complessivamente considerato”.
Il caso San Vito sullo Jonio e la scelta della Regione Calabria
Il nodo simbolico e pratico dello scontro si concentra a San Vito sullo Jonio, nelle Serre calabresi. Il territorio vede contrapposte due visioni di sviluppo: da un lato l’economia locale basata sul turismo sostenibile, le filiere agroalimentari di qualità, il Biodistretto del Parco Regionale delle Serre e gli itinerari come il trekking Coast to coast; dall’altro la realizzazione di un impianto eolico industriale da parte della società Parco Eolico San Vito s.r.l., riconducibile al fondo statunitense JP Morgan.
La contestazione riguarda in particolare la decisione della Regione Calabria di non procedere con il ricorso al Consiglio di Stato per difendere il decreto che aveva precedentemente bloccato l’iter dell’opera. Questa scelta istituzionale ha sollevato forti polemiche, dal momento che l’amministrazione regionale non ha dato seguito alle istanze formali inviate dai sindaci e dagli operatori economici locali.
“La politica regionale calabrese non può servire due altari, quello degli operatori turistici, dei produttori di cibo di una filiera virtuosa connessa al trekking Coast to coast e al Biodistretto del Parco Regionale delle Serre e dei territori limitrofi, e contemporaneamente, quello del fondo infrastrutturale statunitense JP Morgan, che agisce nelle Serre calabresi grazie alla società prestanome Parco Eolico San Vito s.r.l […] Questa compagnia di vassalli vuole realizzare a scapito di alberi e suolo un infame impianto eolico industriale, in conflitto con l’economia locale e con la qualità ambientale dell’intero vasto comprensorio interprovinciale”.
La mobilitazione popolare a Passo Napoli e la voce degli intellettuali
La risposta della comunità si è concretizzata in una manifestazione che ha visto circa 400 persone percorrere i due versanti della montagna, muovendosi dalla faggeta Gigliara di Polia e dal Lago Acero per congiungersi a Passo Napoli, luogo individuato per l’installazione delle pale eoliche che comporterebbe l’abbattimento di alberi secolari.
Alla marcia hanno preso parte attivamente rappresentanti delle amministrazioni locali, tra cui il sindaco di Polia, Luca Alessandro, e il sindaco di Serra San Bruno, Alfredo Barillari, in rappresentanza delle delibere di avversione al progetto approvate dalle giunte del comprensorio, comprese quelle di Soverato e Pizzo. Al fianco dei cittadini e degli amministratori si sono schierati anche esponenti del mondo culturale come Francesco Bevilacqua, Alberto Ziparo e Gioacchino Criaco, sottolineando la necessità di tutelare il patrimonio naturale ed etico della regione.
“Questi benemeriti manifestanti, consapevoli dei loro diritti e disposti a difenderli anche con l’opposizione fisica all’eventuale apertura dei cantieri, erano una pacifica ma inflessibile avanguardia di comunità molto più ampie: rappresentavano le loro famiglie, le loro aziende e pezzi consistenti dei loro paesi […] Vadano incontro a gente così bella i politicanti calabresi, per ritornare politici degni di questo nome recuperando dignità e credibilità, invece di prostrarsi alla barbarie tecnologica della presunta economia verde”.



