L’Università della Calabria ha un nuovo rettore. È Gianluigi Greco, docente ordinario di Informatica e già direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica (Demacs), da tempo tra i volti più autorevoli della ricerca scientifica europea nel campo dell’intelligenza artificiale.
Greco resterà in carica per sei anni. La sua elezione rappresenta un momento significativo nella vita dell’ateneo di Arcavacata, non solo per l’ampia partecipazione registrata durante la consultazione, ma anche per il profilo del neo-rettore, che incarna una visione moderna e orientata all’alta formazione, alla ricerca competitiva e all’apertura internazionale.
Una vittoria netta, con il sostegno trasversale di tutta la comunità accademica
Greco ha avuto la meglio su Franco Rubino, direttore del Dipartimento di Economia. Lo spoglio ha confermato un ampio margine in tutte le categorie elettive: personale docente, studenti, tecnico-amministrativi, e ricercatori a tempo determinato. Il voto ponderato ha consolidato la sua affermazione, premiando un progetto di ateneo capace di raccogliere fiducia su più livelli.
Il consenso ampio riflette non solo la solidità scientifica della sua candidatura, ma anche un’attenta costruzione di relazioni e un’idea chiara di futuro per l’università.
Dalla Calabria all’Europa, passando per l’intelligenza artificiale
Classe 1975, originario di Cosenza, Greco ha compiuto il suo intero percorso accademico all’interno dell’Unical, dove ha costruito una carriera di spessore internazionale. Presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale e insignito della prestigiosa EurAI Fellowship, Greco è oggi tra i più citati e premiati esperti del settore.
Sotto la sua guida, il Demacs si è trasformato in uno dei poli di ricerca più attivi e attrattivi del Sud Italia, capace di richiamare giovani studiosi, finanziamenti europei e progetti di respiro globale.
Un nuovo corso per l’ateneo calabrese
Il suo mandato si apre in una fase cruciale per l’università e per il territorio. Greco ha più volte sottolineato la necessità di fare dell’Unical un punto di riferimento per l’innovazione, la formazione avanzata e lo sviluppo locale, in grado di contrastare la fuga di cervelli e restituire centralità al Mezzogiorno nella rete della conoscenza.



