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Caos politico in Francia: il governo Lecornu dura solo 12 ore

Un terremoto politico senza precedenti scuote la Francia. Sébastien Lecornu, nominato appena un mese fa per formare un nuovo esecutivo e far approvare la manovra finanziaria 2026, ha rassegnato le dimissioni al presidente Emmanuel Macron ad appena dodici ore dalla formazione del suo governo.

Si tratta del governo più breve nella storia della Quinta Repubblica, nato la sera e morto il mattino seguente.

Lecornu, succeduto all’ex premier Francois Bayrou, caduto ai primi di settembre, ha giustificato il suo passo indietro affermando che «non c’erano le condizioni per restare primo ministro». Ha deplorato che i partiti abbiano «fatto finta di non capire quanto» la sua decisione di non ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione rappresentasse una «rottura profonda» con il passato.

Il famigerato articolo 49.3 aveva consentito ai precedenti esecutivi a trazione macroniana di far passare le leggi finanziarie senza il voto del Parlamento, suscitando forti proteste dalle opposizioni.

Reazioni e richieste di scioglimento

La caduta lampo del governo ha immediatamente innescato reazioni durissime dalle opposizioni. La leader del Rassemblement National (RN), Marine Le Pen, ha parlato di «fine del cammino» e ha chiesto, insieme al segretario Jordan Bardella, lo scioglimento dell’Assemblée Nationale e il ritorno a elezioni anticipate. Ancora più radicale la posizione della France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon, che è arrivata a invocare la destituzione del presidente Macron.

L’ago della bilancia in questa crisi sono stati i Républicains (LR), il partito della destra neogollista il cui appoggio era cruciale. Il vicepresidente LR, Francois-Xavier Bellamy, ha chiarito: «Non potevamo offrire un ultimo giro di pista» ai macroniani, aggiungendo che il suo partito «non ha nulla da temere da uno scioglimento» del Parlamento. La crisi ha fatto reagire negativamente le borse, gettando nell’incertezza la seconda economia dell’Eurozona.

I malumori che hanno fatto cadere l’esecutivo

Secondo diverse fonti a Parigi, a far precipitare la situazione sarebbero stati diversi elementi di malumore all’interno dei Républicains. L’inatteso ritorno di Bruno Le Maire come ministro della Difesa, dopo sette anni trascorsi all’Economia, ha irritato il campo LR. Le Maire, un ex repubblicano passato con Macron nel 2017, è inviso a molti suoi ex colleghi, che lo ritengono responsabile della deriva dei conti pubblici e della recente allarmante situazione finanziaria che è costata a Parigi il downgrade di Fitch.

Un ulteriore motivo di attrito era la composizione della nuova squadra, percepita come una “fotocopia” della precedente e non in linea con lo spirito di “rottura” invocato da Lecornu. I Républicains lamentavano l’ampio spazio riservato a Renaissance (il partito di Macron), con dieci ministri contro i soli quattro LR.

Il ministro dell’Interno e presidente LR, Bruno Retailleau, furioso e deluso, aveva convocato un consiglio strategico per valutare l’uscita del partito dal governo. Questo rischio ha evidentemente spinto Lecornu ad agire d’anticipo, annunciando a sorpresa le dimissioni.

Sébastien Lecornu è il terzo premier designato in un solo anno, dopo Michel Barnier e Francois Bayrou, a fallire nell’impresa di formare un esecutivo stabile dopo la dissoluzione dell’Assemblea del giugno 2024. Tale dissoluzione ha prodotto un emiciclo ingovernabile, diviso in tre blocchi contrapposti e incapaci di raggiungere un compromesso.