La nuova legge di bilancio introduce una misura fiscale che ha un doppio impatto: incrementare le entrate statali e, indirettamente, promuovere la salute dei cittadini. La manovra prevede infatti un significativo rincaro sul tabacco che, secondo gli esperti, potrebbe spingere una parte dei fumatori a ridurre o interrompere il consumo.
Tasse in crescita per la salute
La strategia di revisione del calendario fiscale sui prodotti da fumo prevede un rialzo progressivo delle accise. Sebbene gli aumenti inizieranno gradualmente, con pochi centesimi di incremento nel 2026 e nel 2027, l’effetto cumulato è notevole. Entro il 2028, si prevede che il prezzo finale per pacchetto possa salire fino a 1,5 euro in più.
L’obiettivo esplicito è finanziare il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), ma la speranza è che questo aumento costante del costo agisca da forte disincentivo economico. La logica è chiara: se fumare costa di più, forse qualcuno ne comprerà di meno.
Meno fumo, più benessere
È scientificamente provato che non fumare o ridurre drasticamente il consumo fa bene alla salute. L’incremento del prezzo, rendendo il vizio sempre meno sostenibile economicamente, potrebbe così contribuire, seppur indirettamente, alla diminuzione dei tassi di fumo nella popolazione. In sintesi, la nuova manovra non solo incassa risorse aggiuntive vitali, ma offre anche una spinta in più verso stili di vita più sani.
La misura entrerà in vigore dal prossimo primo gennaio, ma l’impatto definitivo sul costo dipenderà, come sempre, anche dalle decisioni di prezzo adottate dalle singole aziende produttrici.



